Sicurezza nei Cantieri Edili (Titolo IV)

Lezione 2 — Cadute dall'alto: lavori in quota e ponteggi

Il rischio più grave in edilizia, protezioni collettive e individuali

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LA CADUTA DALL'ALTO — IL RISCHIO PRINCIPALE IN EDILIZIA

Le cadute dall'alto sono la prima causa di morte nei cantieri edili. Il Titolo IV, Capo II del Decreto Legislativo 81 del 2008 dedica un'intera sezione ai lavori in quota e ai ponteggi per l'importanza cruciale di questo rischio. Si definisce lavoro in quota qualsiasi attività lavorativa che espone il lavoratore al rischio di caduta da un'altezza superiore a 2 metri rispetto a un piano stabile.

L'articolo 111 stabilisce il principio fondamentale della priorità delle misure di protezione collettiva rispetto a quelle individuali. Il datore di lavoro deve in primo luogo adottare misure di protezione collettiva per eliminare o ridurre il rischio di caduta (parapetti, reti di sicurezza, impalcati). Solo quando le misure collettive non sono tecnicamente possibili o non sono sufficienti, deve ricorrere ai dispositivi di protezione individuale anticaduta.

I PONTEGGI METALLICI FISSI

Il ponteggio metallico fisso è la struttura provvisionale più utilizzata nei cantieri edili. Può essere a telai prefabbricati (il tipo più comune, costituito da telai verticali in acciaio uniti da correnti orizzontali e diagonali) o a tubi e giunti (più versatile ma più complesso nel montaggio, adatto a geometrie irregolari).

Tutti i ponteggi metallici fissi devono essere muniti di autorizzazione ministeriale rilasciata dal Ministero del Lavoro. L'autorizzazione è specifica per ogni tipo e modello di ponteggio e definisce le condizioni di impiego, gli schemi di montaggio consentiti, i carichi massimi ammissibili.

Il montaggio, lo smontaggio e la trasformazione dei ponteggi devono essere eseguiti sotto la diretta sorveglianza di un preposto e da lavoratori che abbiano ricevuto una formazione adeguata e specifica per le operazioni previste. L'Accordo Stato-Regioni prevede un corso di formazione per addetti al montaggio, uso e smontaggio dei ponteggi della durata di 28 ore, con aggiornamento quadriennale di 4 ore.

Prima del montaggio del ponteggio deve essere redatto il PiMUS. Il ponteggio deve essere montato secondo gli schemi tipo previsti dall'autorizzazione ministeriale. Se il ponteggio supera i 20 metri di altezza, o se la configurazione non rientra negli schemi tipo, è necessario un progetto redatto da un ingegnere o da un architetto abilitato, completo di calcolo di resistenza e stabilità.

Caratteristiche tecniche del ponteggio conforme. L'impalcato deve avere una larghezza minima di 60 centimetri per i ponteggi destinati al solo transito dei lavoratori, e di 90 centimetri per i ponteggi destinati al deposito di materiali e al lavoro. Le tavole dell'impalcato devono essere accostate e fissate in modo da non potersi spostare. Il parapetto deve avere un'altezza di almeno un metro, composto da un corrente superiore, un corrente intermedio (posto a metà altezza) e una tavola fermapiede di altezza non inferiore a 20 centimetri (che impedisce la caduta di materiali e attrezzi dal piano del ponteggio). La distanza tra il ponteggio e la parete dell'edificio non deve superare i 20 centimetri (per evitare che una persona possa cadere nello spazio tra il ponteggio e il muro). Il ponteggio deve essere ancorato alla struttura dell'edificio secondo le prescrizioni dell'autorizzazione ministeriale o del progetto. Le basi del ponteggio devono poggiare su un piano solido e livellato, con basette regolabili. L'accesso ai piani del ponteggio deve avvenire tramite scale interne al ponteggio (botole con chiusura a ribalta nei piani dell'impalcato) o scale a pioli inclinate, mai tramite arrampicamento sulle strutture.

Le verifiche del ponteggio devono essere effettuate dal preposto prima dell'uso e periodicamente durante l'utilizzo, con particolare attenzione dopo eventi meteorologici avversi (forti venti, piogge intense, nevicate), dopo interruzioni prolungate dei lavori, dopo qualsiasi modifica o integrazione. Le verifiche riguardano la verticalità dei montanti, il serraggio dei giunti, l'integrità delle tavole dell'impalcato, la presenza e l'efficacia dei parapetti e delle tavole fermapiede, la solidità degli ancoraggi, l'assenza di carichi eccessivi sull'impalcato, la stabilità delle basi.

LE PROTEZIONI COLLETTIVE CONTRO LA CADUTA

I parapetti provvisori sono protezioni collettive che devono essere installati su tutti i bordi dai quali è possibile cadere da un'altezza superiore a 2 metri: bordi di solai, aperture nei pavimenti (vani ascensore, vani scala, lucernari), rampe, scavi. Il parapetto deve avere un'altezza di almeno 1 metro, composto da corrente superiore, corrente intermedio e tavola fermapiede. Deve essere solidamente fissato alla struttura e deve resistere a una spinta orizzontale.

Le reti di sicurezza anticaduta sono protezioni collettive posizionate sotto il piano di lavoro per arrestare la caduta dei lavoratori. Sono particolarmente utilizzate nella costruzione di strutture in acciaio, nella posa di coperture e nella prefabbricazione. Le reti devono essere conformi alla norma UNI EN 1263. La distanza tra la rete e il piano di lavoro non deve superare i 6 metri.

Le coperture delle aperture nei solai e nel terreno devono essere resistenti al passaggio e ai carichi prevedibili, devono essere saldamente fissate (non semplicemente appoggiate) e devono essere segnalate con la scritta "apertura nel suolo" o equivalente.

I DPI ANTICADUTA

Quando le protezioni collettive non sono tecnicamente possibili (per esempio, durante il montaggio del ponteggio stesso, durante l'installazione delle reti, durante lavori su coperture non praticabili), si utilizzano i DPI anticaduta, che appartengono alla Terza Categoria e richiedono formazione specifica e addestramento pratico documentato.

Il sistema anticaduta è composto da tre elementi che devono essere compatibili tra loro. L'imbracatura per il corpo (conforme alla norma UNI EN 361) è il dispositivo che avvolge il corpo del lavoratore e distribuisce le forze di arresto in caso di caduta. Deve avere almeno un punto di attacco dorsale per l'arresto delle cadute e può avere punti di attacco sternale e laterali per il posizionamento sul lavoro. Il dispositivo di collegamento è l'elemento che connette l'imbracatura al punto di ancoraggio. Può essere un cordino con assorbitore di energia (conforme alla UNI EN 355), un dispositivo anticaduta retrattile (conforme alla UNI EN 360) o un dispositivo anticaduta su linea di ancoraggio rigida o flessibile. L'assorbitore di energia è fondamentale: in caso di caduta, si deforma progressivamente dissipando l'energia cinetica e riducendo la forza d'arresto trasmessa al corpo del lavoratore a un valore inferiore a 6 kilonewton, evitando lesioni gravi. Il punto di ancoraggio (conforme alla UNI EN 795) è il punto fisso al quale si collega il sistema anticaduta. Deve avere una resistenza adeguata (almeno 10 kilonewton) e deve essere posizionato al di sopra del lavoratore per ridurre la distanza di caduta.

Il tirante d'aria è lo spazio libero necessario sotto il lavoratore perché il sistema anticaduta possa arrestare la caduta senza che il lavoratore urti il suolo o un ostacolo. Il tirante d'aria deve essere calcolato tenendo conto della lunghezza del cordino, dell'allungamento dell'assorbitore di energia, della statura del lavoratore e di un margine di sicurezza. Un tirante d'aria insufficiente vanifica l'utilità del sistema anticaduta.

Ogni lavoratore che utilizza DPI anticaduta deve ricevere una formazione specifica e un addestramento pratico sull'uso corretto dell'imbracatura (come indossarla, come regolarla, come verificarne l'integrità), sulla scelta e l'utilizzo del dispositivo di collegamento, sulla verifica e scelta dei punti di ancoraggio, sul calcolo del tirante d'aria, sulle procedure di emergenza in caso di caduta (piano di recupero del lavoratore sospeso, perché la sospensione inerte nell'imbracatura per più di 15-20 minuti può causare una sindrome da sospensione potenzialmente mortale). L'addestramento deve essere documentato con un verbale.

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