MODULO B — TRAUMI: EMORRAGIE, FERITE E SHOCK
LE EMORRAGIE
L'emorragia è la fuoriuscita di sangue dai vasi sanguigni. Può essere esterna (il sangue fuoriesce dal corpo ed è visibile) o interna (il sangue si accumula in cavità corporee come l'addome, il torace o il cranio, senza fuoriuscire all'esterno). Le emorragie interne sono più pericolose perché non sono visibili e possono passare inosservate fino a quando le condizioni della vittima non si aggravano drammaticamente.
Le emorragie esterne si classificano in base al tipo di vaso sanguigno lesionato. L'emorragia arteriosa è la più pericolosa: il sangue è di colore rosso vivo (ricco di ossigeno) e fuoriesce a getti ritmici, sincronizzati con il battito cardiacomma La perdita è rapida e abbondante. L'emorragia venosa è caratterizzata da sangue di colore rosso scuro (povero di ossigeno) che fuoriesce in modo continuo e costante, senza pulsazione. L'emorragia capillare è caratterizzata da sangue che fuoriesce lentamente, a gocce, da ferite superficiali. Si arresta generalmente da sola in pochi minuti grazie ai meccanismi naturali di coagulazione.
Il primo soccorso per le emorragie esterne prevede come intervento fondamentale la compressione diretta sulla ferita. L'addetto, dopo aver indossato i guanti monouso, applica sulla ferita una o più garze sterili (o un panno pulito) e preme con forza costante e continua. La pressione deve essere mantenuta per almeno 10-15 minuti consecutivi senza sollevare la garza per controllare se il sanguinamento si è arrestato, perché rimuovere la garza potrebbe dislocare il coagulo in formazione e far riprendere l'emorragia. Se la prima garza si imbeve completamente di sangue, aggiungerne un'altra sopra senza rimuovere la prima. Se possibile, sollevare l'arto ferito al di sopra del livello del cuore per ridurre la pressione sanguigna nella zona della ferita. Chiamare il 112 per tutte le emorragie abbondanti o che non si arrestano con la compressione diretta.
Il laccio emostatico è un dispositivo di ultima risorsa, da utilizzare solo quando la compressione diretta è inefficace e l'emorragia è talmente grave da mettere in pericolo la vita. Si applica a monte della ferita (tra la ferita e il cuore), si stringe fino a quando l'emorragia si arresta, si segna l'ora di applicazione sulla pelle della vittima con un pennarello indelebile, e non si rimuove mai. Il laccio è utilizzato prevalentemente in ambito militare e traumatologicomma
LO SHOCK
Lo shock è una condizione clinica grave in cui la circolazione sanguigna è insufficiente a garantire un adeguato apporto di ossigeno e nutrienti agli organi vitali. Se non trattato, lo shock progredisce verso l'insufficienza multiorgano e la morte.
Le cause dello shock possono essere molteplici. Lo shock ipovolemico è causato dalla perdita di volume di sangue circolante per emorragia, disidratazione grave, ustioni estese. Lo shock cardiogeno è causato dall'incapacità del cuore di pompare efficacemente per infarto del miocardio, aritmie gravi, insufficienza cardiaca acuta. Lo shock anafilattico è causato da una reazione allergica gravissima che provoca vasodilatazione massiva e caduta della pressione. Lo shock settico è causato da un'infezione generalizzata gravissima. Lo shock neurogeno è causato da una lesione del midollo spinale che compromette il controllo nervoso dei vasi sanguigni.
I segni e i sintomi dello shock sono: pallore cutaneo (la pelle diventa grigia o cerula); pelle fredda e sudata (sudorazione algida); polso rapido e debole (il cuore accelera per compensare la riduzione del volume circolante); respiro rapido e superficiale (l'organismo cerca di aumentare l'ossigenazione); confusione mentale, agitazione o apatia; sete intensa; nausea; nelle fasi avanzate, perdita di coscienza.
Il primo soccorso per lo shock prevede di chiamare immediatamente il 112; posizionare la vittima supina con le gambe sollevate di circa 20-30 centimetri rispetto al piano (posizione antishock o posizione di Trendelenburg, che favorisce il ritorno venoso al cuore); questa posizione non deve essere utilizzata se si sospetta un trauma cranico o spinale, o se la vittima ha difficoltà respiratorie (in tal caso mantenere la vittima semiseduta). Coprire la vittima con una coperta o un indumento per prevenire l'ipotermia (la perdita di calore peggiora lo shock). Non somministrare nulla per bocca, nemmeno acqua. Monitorare costantemente lo stato di coscienza e il respiro. Se la vittima perde coscienza e smette di respirare, iniziare la RCP.
Lo shock anafilattico merita una menzione particolare perché è un'emergenza rapidissima che può portare alla morte in pochi minuti. È scatenato da una reazione allergica grave a punture di insetti (api, vespe), farmaci (antibiotici, FANS), alimenti (frutta a guscio, crostacei, latte, uova). I segni sono: orticaria diffusa (pomfi sulla pelle), gonfiore del viso, delle labbra e della lingua, edema della glottide (gonfiore della gola che impedisce il passaggio dell'aria, causando soffocamento), difficoltà respiratoria severa con sibili, calo rapido della pressione arteriosa, tachicardia, perdita di coscienza.
L'unico trattamento efficace è l'adrenalina (epinefrina). Se il lavoratore è noto come soggetto allergico a rischio di anafilassi e dispone di un autoiniettore di adrenalina prescritto dal medico (ad esempio Fastjekt o EpiPen), l'addetto deve aiutarlo a somministrarla. L'autoiniettore si utilizza premendolo contro la coscia (parte laterale esterna), attraverso gli indumenti se necessario, tenendolo in posizione per 10 secondi. Chiamare immediatamente il 112. Anche dopo la somministrazione dell'adrenalina la vittima deve essere trasportata al pronto soccorso perché la reazione può ripresentarsi.
LE FERITE
Una ferita è una soluzione di continuità della cute, cioè una rottura della barriera cutanea. Le ferite possono essere superficiali (interessano solo l'epidermide e il derma) o profonde (interessano anche i tessuti sottostanti: muscoli, tendini, vasi sanguigni, organi interni). Le ferite possono essere da taglio (bordi netti, causate da oggetti taglienti), lacero-contuse (bordi irregolari, causate da traumi contundenti), da punta (profonde e strette, causate da oggetti appuntiti come chiodi o schegge), da arma da fuoco, escoriazioni (abrasioni superficiali).
Il primo soccorso per le ferite prevede di lavarsi le mani e indossare guanti monouso. Lavare la ferita con acqua corrente abbondante per rimuovere eventuali corpi estranei superficiali e detriti. Disinfettare la ferita dal centro verso l'esterno con un antisettico a base di iodopovidone (Betadine) o clorexidina. Coprire con garza sterile fissata con cerotto o benda. Per ferite profonde o con sanguinamento abbondante, applicare la compressione diretta come descritto sopra.
In caso di ferite con corpi estranei conficcati (schegge di vetro, chiodi, coltelli), non rimuovere mai il corpo estraneo perché potrebbe tamponare un'emorragia e la sua rimozione potrebbe provocare un'emorragia massiva. Immobilizzare il corpo estraneo con garze sterili posizionate intorno ad esso e fissate con bende. Chiamare il 112 e attendere i soccorsi.