Addetto Primo Soccorso Aziendale – Gruppo B/C (12 ore)

Lezione 8 — Patologie acute: infarto, ictus, crisi epilettica, diabete

Riconoscere e gestire le emergenze mediche più comuni sul lavoro

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MODULO B — PATOLOGIE ACUTE IN AMBIENTE DI LAVORO

L'INFARTO DEL MIOCARDIO

L'infarto del miocardio è la necrosi (morte) di una porzione del muscolo cardiaco causata dall'ostruzione di un'arteria coronaria, che priva il tessuto cardiaco dell'apporto di sangue ossigenato. L'ostruzione è generalmente causata dalla formazione di un trombo (coagulo) su una placca aterosclerotica.

I segni e i sintomi tipici dell'infarto sono un dolore oppressivo al centro del torace, spesso descritto come un peso, una morsa, una stretta, che può irradiarsi al braccio sinistro, alla spalla sinistra, al collo, alla mandibola, alla schiena o alla parte superiore dell'addome. Il dolore dura più di 15-20 minuti e non si allevia con il riposo o con il cambiamento di posizione. Si accompagnano spesso dispnea (difficoltà a respirare), sudorazione fredda e profusa, nausea o vomito, sensazione di angoscia e di morte imminente, pallore, debolezza estrema. È importante sapere che nelle donne, negli anziani e nei pazienti diabetici i sintomi possono essere atipici: dolore addominale, stanchezza improvvisa e inspiegabile, nausea, malessere generale senza dolore toracico intenso.

Il primo soccorso prevede di chiamare immediatamente il 112, specificando il sospetto di infarto. Far sedere o sdraiare la vittima nella posizione più comoda per lei (generalmente semiseduta, perché facilita la respirazione). Allentare indumenti stretti (cravatta, cintura, bottoni del collo). Rassicurare la vittima e invitarla a restare calma. Non somministrare farmaci senza indicazione medica. Se la vittima perde coscienza e smette di respirare, iniziare immediatamente la RCP e utilizzare il DAE.

L'ICTUS CEREBRALE

L'ictus cerebrale (o stroke) è un'interruzione dell'apporto di sangue a una parte del cervello. Può essere ischemico (occlusione di un'arteria cerebrale da parte di un trombo o di un embolo, nell'80 per cento dei casi) o emorragico (rottura di un vaso sanguigno cerebrale con emorragia, nel 20 per cento dei casi). L'ictus è un'emergenza tempo-dipendente: ogni minuto che passa, milioni di neuroni muoiono. La finestra terapeutica ottimale per il trattamento dell'ictus ischemico (trombolisi) è di 4-6 ore dall'esordio dei sintomi.

Per riconoscere l'ictus si utilizza l'acronimo FAST. F sta per Face (viso): chiedere alla persona di sorridere. Un lato del viso è cadente o asimmetrico? La bocca è deviata da un lato? A sta per Arms (braccia): chiedere alla persona di alzare entrambe le braccia e tenerle in alto. Un braccio tende a cadere verso il basso o non riesce a essere sollevato? S sta per Speech (parola): chiedere alla persona di ripetere una frase semplice. La parola è confusa, incomprensibile, biascicata? La persona non riesce a parlare o non comprende ciò che le si dice? T sta per Time (tempo): se anche uno solo di questi segni è presente, chiamare immediatamente il 112 specificando il sospetto di ictus e comunicando l'ora di insorgenza dei sintomi, che è fondamentale per il trattamento.

Il primo soccorso per l'ictus prevede di non somministrare nulla per bocca (il paziente potrebbe avere difficoltà nella deglutizione con rischio di inalazione). Se la vittima è cosciente, posizionarla semiseduta con la testa leggermente sollevata. Se è incosciente ma respira, posizionarla in posizione laterale di sicurezza, con il lato colpito (il lato paralizzato) verso il basso. Monitorare costantemente coscienza e respiro.

LA CRISI EPILETTICA

La crisi epilettica è causata da un'attività elettrica anomala del cervello. La forma più nota è la crisi tonico-clonica generalizzata. La fase tonica dura circa 10-30 secondi: la persona perde improvvisamente coscienza, cade a terra, il corpo si irrigidisce, le mascelle si serrano, la respirazione si interrompe temporaneamente, il viso può diventare cianoticomma La fase clonica dura da 30 secondi a 2 minuti: il corpo è scosso da contrazioni muscolari ritmiche e violente, può esserci morsicatura della lingua, perdita di urina, bava alla bocca. La fase post-critica può durare da pochi minuti a un'ora: la persona riprende gradualmente coscienza ma è confusa, sonnolenta, disorientata, non ricorda cosa è successo.

Il primo soccorso durante la crisi prevede di non cercare in alcun modo di bloccare o immobilizzare la persona durante le convulsioni (si rischierebbe di causare fratture). Non inserire nulla in bocca: non un cucchiaio, non un fazzoletto, non le dita. Si tratta di un mito da sfatare: la persona non può ingoiare la propria lingua, e tentare di inserire oggetti in bocca può causare rottura dei denti, lesioni alla bocca, morso delle dita del soccorritore. Allontanare tutti gli oggetti pericolosi con cui la persona potrebbe ferirsi durante le convulsioni (mobili con spigoli, oggetti taglienti, vetro). Proteggere la testa posizionando qualcosa di morbido sotto di essa (un indumento, un cuscino, la propria giacca). Cronometrare la durata della crisi. Al termine delle convulsioni, posizionare la persona in posizione laterale di sicurezza. Non forzare il risveglio. Restare accanto alla persona fino al completo recupero.

Chiamare il 112 nelle seguenti situazioni: la crisi dura più di 5 minuti (stato epilettico, emergenza medica grave); le crisi si ripetono senza recupero della coscienza tra una e l'altra; la persona si è ferita gravemente durante la crisi; è la prima crisi epilettica conosciuta; la persona è diabetica; la persona è una donna in gravidanza; la persona non riprende coscienza entro 10-15 minuti dalla fine delle convulsioni.

L'IPOGLICEMIA

La crisi ipoglicemica si verifica quando il livello di glucosio nel sangue scende al di sotto di 70 milligrammi per decilitro. È una complicanza frequente nel diabete mellito, in particolare in pazienti trattati con insulina o con farmaci ipoglicemizzanti orali. Le cause sono il pasto saltato o inadeguato, l'esercizio fisico eccessivo, il sovradosaggio di insulina o farmaci, l'assunzione di alcol.

I segni dell'ipoglicemia sono tremori, sudorazione fredda e profusa, fame improvvisa e intensa, pallore, palpitazioni, confusione mentale, irritabilità o aggressività insolita, disturbi della vista, difficoltà nella parola, convulsioni, perdita di coscienza.

Il primo soccorso per l'ipoglicemia nel paziente cosciente e in grado di deglutire prevede la somministrazione rapida di zucchero: una bustina di zucchero sciolta in mezzo bicchiere d'acqua, un bicchiere di succo di frutta, una bevanda zuccherata, 2-3 caramelle zuccherate, un cucchiaio di miele. I sintomi dovrebbero migliorare entro 10-15 minuti. Dopo il miglioramento, far assumere un piccolo pasto con carboidrati complessi (cracker, pane, biscotti) per prevenire una ricaduta.

Se la persona è incosciente o non è in grado di deglutire: mai somministrare nulla per bocca (rischio di inalazione). Posizionare in posizione laterale di sicurezza. Chiamare il 112. Non iniettare insulina: l'ipoglicemia è causata da troppa insulina o troppo poco zucchero, non da troppo poco insulina.

SOFFOCAMENTO DA CORPO ESTRANEO

L'ostruzione delle vie aeree da corpo estraneo (un boccone di cibo, un oggetto piccolo) è un'emergenza che richiede un intervento immediato. L'ostruzione può essere parziale o completa. In caso di ostruzione parziale la persona riesce ancora a tossire, a parlare e a respirare, anche se con difficoltà. In questo caso non intervenire con manovre ma incoraggiare la persona a tossire con forza, perché la tosse è il meccanismo più efficace per espellere il corpo estraneo.

In caso di ostruzione completa la persona non riesce a parlare, a tossire né a respirare. Si porta le mani alla gola con un gesto istintivo. Il viso diventa cianotico (bluastro). Se non si interviene, la persona perderà coscienza nell'arco di pochi minuti per mancanza di ossigeno.

La manovra di disostruzione nell'adulto cosciente prevede di posizionarsi a fianco e leggermente dietro alla vittima. Sostenerla inclinandola in avanti con una mano sul petto. Dare fino a 5 colpi vigorosi tra le scapole con il palmo dell'altra mano, in direzione dall'alto verso il basso. Se i colpi interscapolari non sono efficaci, passare alle compressioni addominali (manovra di Heimlich): posizionarsi dietro la vittima. Circondare il suo addome con le braccia. Posizionare il pugno chiuso tra l'ombelico e l'estremità inferiore dello sterno, con il pollice rivolto verso l'addome. Afferrare il pugno con l'altra mano. Comprimere con un movimento rapido e deciso dal basso verso l'alto e dall'avanti all'indietro. Ripetere fino a 5 volte. Alternare 5 colpi interscapolari e 5 compressioni addominali fino alla disostruzione o alla perdita di coscienza.

Se la persona perde coscienza: adagiarla delicatamente a terra. Chiamare il 112. Iniziare la RCP con 30 compressioni e 2 insufflazioni. Prima di ogni tentativo di insufflazione, guardare nella bocca della vittima: se il corpo estraneo è visibile e raggiungibile, rimuoverlo. Non effettuare manovre alla cieca con le dita nella bocca.

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