Formazione Generale e Specifica Lavoratori – Rischio Basso (Art. 37)

Lezione 11 — Movimentazione manuale dei carichi e rischi muscoloscheletrici

Patologie della colonna, tecniche di sollevamento, metodo NIOSH, ergonomia

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MODULO SPECIFICO — LEZIONE 11

LA MOVIMENTAZIONE MANUALE DEI CARICHI

Il Titolo VI del Decreto Legislativo 81 del 2008, articoli 167-171, disciplina la movimentazione manuale dei carichi. Per movimentazione manuale dei carichi si intendono le operazioni di trasporto o di sostegno di un carico ad opera di uno o più lavoratori, comprese le azioni del sollevare, deporre, spingere, tirare, portare o spostare un carico, che per le loro caratteristiche o in conseguenza delle condizioni ergonomiche sfavorevoli comportano rischi di patologie da sovraccarico biomeccanico, in particolare dorso-lombari.

Le patologie muscoloscheletriche rappresentano la prima causa di malattia professionale in Italia e in Europa. Le patologie più frequenti riguardano la colonna vertebrale lombare: ernia del disco intervertebrale, protrusione discale, lombalgia cronica, lombosciatalgia. Queste patologie causano dolore, limitazione funzionale, assenza dal lavoro, disabilità, riduzione della qualità della vita.

LA COLONNA VERTEBRALE

La colonna vertebrale è composta da 33-34 vertebre: 7 cervicali, 12 toraciche (o dorsali), 5 lombari, 5 sacrali (fuse nel sacro) e 4-5 coccigee (fuse nel coccige). Tra una vertebra e l'altra si trovano i dischi intervertebrali, strutture fibrocartilaginee che fungono da ammortizzatori e permettono i movimenti della colonna. Il disco è composto da un anello fibroso esterno e da un nucleo polposo interno, gelatinoso.

Quando si solleva un carico con la schiena curva, la pressione sui dischi intervertebrali lombari aumenta enormemente. A seconda della postura, sollevare un carico di 50 chilogrammi può comportare una forza a livello delle vertebre lombari variabile da 150 a 750 chilogrammi. Questa pressione può causare nel tempo la degenerazione del disco (discopatia), la rottura dell'anello fibroso con fuoriuscita del nucleo polposo (ernia del disco), la compressione delle radici nervose con dolore irradiato lungo la gamba (sciatalgia).

OBBLIGHI DEL DATORE DI LAVORO

L'articolo 168 stabilisce che il datore di lavoro deve in primo luogo evitare la movimentazione manuale dei carichi adottando misure organizzative e mezzi appropriati, in particolare attrezzature meccanizzate (carrelli, transpallet, montacarichi, nastri trasportatori). Qualora la movimentazione manuale non possa essere evitata, il datore di lavoro deve adottare le misure organizzative necessarie, ricorrere ai mezzi appropriati e fornire ai lavoratori stessi i mezzi adeguati per ridurre il rischio che comporta la movimentazione manuale, tenendo conto dell'Allegato XXXIII del decreto.

L'Allegato XXXIII individua i fattori che concorrono a definire il rischio: le caratteristiche del carico (troppo pesante, ingombrante, difficile da afferrare, instabile, con spigoli taglienti); lo sforzo fisico richiesto (eccessivo, effettuato con torsione del tronco, brusco, con corpo in posizione instabile); le caratteristiche dell'ambiente di lavoro (spazio insufficiente, pavimento irregolare o scivoloso, dislivelli, temperature inadeguate); le esigenze connesse all'attività (sforzi frequenti o prolungati, distanze eccessive, ritmo imposto dal processo produttivo, insufficiente riposo); i fattori individuali di rischio (età, sesso, condizioni fisiche, patologie preesistenti, gravidanza).

I LIMITI DI PESO

I valori di riferimento indicati dalla normativa e dalla letteratura scientifica per il sollevamento in condizioni ideali sono i seguenti. Per gli uomini adulti (dai 18 ai 45 anni): 25 chilogrammi. Per le donne adulte (dai 18 ai 45 anni): 15 chilogrammi. Per i lavoratori adolescenti maschi (15-18 anni): 20 chilogrammi. Per le lavoratrici adolescenti femmine (15-18 anni): 15 chilogrammi. Per gli uomini sopra i 45 anni: 20 chilogrammi. Per le donne sopra i 45 anni: 15 chilogrammi.

Questi valori si riferiscono a condizioni ideali di sollevamento: carico vicino al corpo, altezza di presa tra le ginocchia e le spalle, assenza di torsione del busto, buona presa, frequenza occasionale. In condizioni non ideali (sollevamento da posizioni scomode, frequenza elevata, torsione del busto, presa difficile, pavimento scivoloso), i limiti si riducono significativamente.

IL METODO NIOSH

Il metodo NIOSH (National Institute for Occupational Safety and Health) è il metodo più utilizzato per la valutazione del rischio da sollevamento manuale dei carichi. Il metodo calcola un peso limite raccomandato in funzione di sei fattori moltiplicativi che riducono il peso ideale di 25 chilogrammi in base alle condizioni effettive di sollevamento.

I sei fattori sono: il fattore altezza (l'altezza da terra del punto di presa del carico all'inizio del sollevamento), il fattore distanza orizzontale (la distanza tra il centro del carico e il centro del corpo del lavoratore), il fattore dislocazione verticale (la distanza verticale percorsa dal carico durante il sollevamento), il fattore asimmetria (l'angolo di rotazione del busto durante il sollevamento), il fattore frequenza (quanti sollevamenti al minuto e per quanto tempo), il fattore presa (la qualità della presa sul carico: buona, discreta, scarsa).

L'indice di sollevamento è dato dal rapporto tra il peso effettivamente sollevato e il peso limite raccomandato calcolato. Se l'indice è inferiore a 0,85, il rischio è accettabile. Se l'indice è compreso tra 0,85 e 1, il rischio è borderline e richiede formazione specifica e sorveglianza sanitaria. Se l'indice è superiore a 1, il rischio è significativo e richiede interventi immediati di riduzione (adozione di ausili meccanici, riorganizzazione del lavoro, riduzione del peso).

LE TECNICHE CORRETTE DI SOLLEVAMENTO

Ogni lavoratore che debba movimentare manualmente dei carichi deve conoscere e applicare le seguenti tecniche corrette.

Prima di sollevare: pianificare il sollevamento. Verificare che il percorso sia libero da ostacoli. Valutare il peso del carico e decidere se è necessario l'aiuto di un collega o un ausilio meccanicomma Controllare che il carico abbia una buona presa e che non presenti spigoli taglienti o superfici scivolose.

Durante il sollevamento: avvicinarsi il più possibile al carico, posizionando i piedi alla larghezza delle spalle, uno leggermente più avanti dell'altro per migliorare la stabilità. Piegare le ginocchia mantenendo la schiena dritta, il più possibile in posizione verticale. Afferrare il carico con entrambe le mani, utilizzando una presa piena e sicura. Sollevare gradualmente facendo forza sulle gambe, non sulla schiena: sono i muscoli delle gambe (quadricipiti e glutei) che devono compiere lo sforzo principale, non i muscoli della schiena. Tenere il carico vicino al corpo durante tutto il sollevamento e il trasporto: più il carico è lontano dal corpo, maggiore è la leva e quindi la pressione sulla colonna vertebrale. Non ruotare il tronco mentre si solleva o si trasporta il carico: per cambiare direzione, ruotare tutto il corpo spostando i piedi, non torcendo la schiena. Non sollevare carichi al di sopra delle spalle. Non sollevare carichi con movimenti bruschi o scatti: il sollevamento deve essere graduale e controllato. Non trasportare carichi che impediscano la visuale.

Per deporre il carico: avvicinarsi al punto di deposito, piegare le ginocchia mantenendo la schiena dritta e deporre il carico gradualmente. Non lanciare il caricomma

Sollevamento in coppia: quando il carico è troppo pesante o ingombrante per una persona sola, il sollevamento deve essere effettuato in coppia. I due lavoratori devono coordinare i movimenti, sollevando contemporaneamente a un segnale concordato. Il carico deve essere distribuito equamente tra i due.

I RISCHI DA MOVIMENTI RIPETITIVI

Oltre alla movimentazione manuale dei carichi, anche i movimenti ripetitivi degli arti superiori (braccia, polsi, mani, dita) possono causare patologie muscoloscheletriche. Le più frequenti sono la sindrome del tunnel carpale (compressione del nervo mediano al polso), le tendiniti (infiammazione dei tendini) e l'epicondilite (il cosiddetto "gomito del tennista"). Queste patologie sono frequenti tra chi svolge attività che comportano movimenti ripetitivi: uso intensivo del mouse e della tastiera, lavoro in catena di montaggio, confezionamento, attività di cassa nei supermercati. La valutazione del rischio da movimenti ripetitivi si effettua con il metodo OCRA (Occupational Repetitive Actions).

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