LA CORTE DI FERRARA
Ariosto visse alla corte degli Este, signori di Ferrara. Il cardinale Ippolito d'Este fu il suo primo protettore; poi il duca Alfonso I.
Il rapporto con i protettori non fu facile. Quando Ariosto presento il poema al cardinale Ippolito, la leggenda vuole che questi rispondesse: Messer Ludovico, dove avete trovato tante corbellerie?
Ariosto dipendeva dagli Este per vivere ma non rinuncio alla sua indipendenza intellettuale. Le satire, scritte in terza rima, raccontano con ironia le frustrazioni della vita di corte.
IL RINASCIMENTO
Il Furioso e un prodotto del Rinascimento italiano: l'epoca della fiducia nell'uomo, nell'ingegno, nella bellezza. Ma Ariosto non e un umanista programmatico: e un poeta che racconta storie.
Il suo Rinascimento e fatto di meraviglia, fantasia e ironia. Non di trattati filosofici ma di avventure. La cultura classica (Virgilio, Ovidio, Omero) e presente ovunque ma digerita e trasformata in racconto.
IL PUBBLICO
Il Furioso fu un successo immediato. Le corti italiane lo lessero con entusiasmo. Le dame lo leggevano ad alta voce. I cantastorie lo recitavano nelle piazze.
Fu il primo best-seller della letteratura italiana: quaranta edizioni nel solo Cinquecento.
LA QUESTIONE DELLA LINGUA
L'edizione del 1516 era in una lingua mista, con molti tratti emiliani. L'edizione definitiva del 1532 fu riscritta in toscano, seguendo le indicazioni di Pietro Bembo. Come Manzoni tre secoli dopo, anche Ariosto adeguo la lingua al modello fiorentino.
COMMENTO
Il Furioso e il poema della maturita rinascimentale: non l'entusiasmo ingenuo dei primi umanisti ma la consapevolezza ironica di chi sa che il mondo e complesso. Ariosto celebra l'uomo ma ne conosce i limiti. La sua ironia e la forma piu alta dell'umanesimo.