UC1 — Bisogni di base e attività di vita quotidiana

Movimento e attività fisica: sostenere la persona dipendente

L'immobilità è una malattia. Muovere una persona non è un servizio accessorio: è terapia.

Lezione 10 di 21 9 min di ascolto 840 parole Repertorio Regione Campania · EQF 3

L'immobilità è una malattia. Non una conseguenza della malattia: una malattia a sé, con una sua storia naturale, una sua velocità e i suoi organi bersaglio. Il muscolo perde forza già dopo poche giornate di letto. L'osso si demineralizza. Le articolazioni si irrigidiscono. Il sangue rallenta nelle vene profonde delle gambe. I polmoni ventilano peggio alle basi. L'intestino si blocca. La cute si ulcera sui punti di appoggio. E la mente, privata del movimento e degli orizzonti, si confonde. Muovere una persona non è un servizio accessorio: è terapia.

VALUTARE PRIMA DI MUOVERE

Nessuna manovra comincia dalle mani. Comincia dalla domanda: che cosa può fare questa persona da sola? Si guarda il piano di lavoro, si leggono le consegne, si chiede all'infermiere. Si verifica se ci sono limitazioni al carico, protesi recenti, cateteri, drenaggi, accessi venosi, ossigeno. Si controlla che il letto sia frenato, che le sponde siano gestite correttamente, che le scarpe siano chiuse e con suola antiscivolo, che il pavimento sia asciutto, che non ci siano ostacoli. Poi si spiega alla persona che cosa si sta per fare, e la si coinvolge: ogni gesto che fa lei è un gesto che non perde.

I PRINCIPI DI ERGONOMIA

Valgono per la persona e valgono per la schiena di chi la assiste. Avvicinarsi al carico: più il peso è lontano dal corpo, più la colonna lavora. Allargare la base di appoggio, un piede avanti e uno indietro. Piegare le ginocchia e non la schiena. Mantenere la colonna in asse, senza torsioni: non si solleva ruotando il tronco. Usare il peso del proprio corpo e lo spostamento del baricentro invece della sola forza delle braccia. Regolare l'altezza del letto all'altezza dei fianchi. Coordinarsi a voce con il collega, con un comando concordato e un conteggio. Non improvvisare mai da soli una manovra pensata per due.

LA MOVIMENTAZIONE MANUALE DEI CARICHI

Il decreto legislativo numero ottantuno del duemilaotto dedica un titolo specifico a questo rischio, che nel settore socio sanitario è il primo per numero di giornate di lavoro perse. La regola è semplice: se esiste un ausilio, si usa l'ausilio. La lombalgia dell'operatore non è un incidente di percorso, è un infortunio prevedibile e prevenibile.

GLI AUSILI

Il telo ad alto scorrimento consente di spostare la persona nel letto senza sollevarla. Il trapezio, o triangolo, permette a chi ha forza nelle braccia di aiutarsi. La tavola di trasferimento fa da ponte tra letto e carrozzina. Il disco girevole aiuta la rotazione di chi ha un carico parziale consentito. La cintura ergonomica offre una presa sicura senza afferrare la persona sotto le ascelle, manovra vietata perché lussa la spalla. Il sollevatore, con imbragatura adatta, è obbligatorio quando la persona non collabora. Il deambulatore, le stampelle, il bastone sostengono la marcia: il bastone si tiene dal lato sano, e avanza insieme all'arto malato.

LA MOBILIZZAZIONE PASSIVA E ATTIVA

Nella mobilizzazione passiva è l'operatore a muovere le articolazioni della persona, lentamente, entro il limite in cui non compare dolore, sostenendo sempre l'articolazione sopra e sotto il segmento mosso. Nella mobilizzazione attiva assistita la persona esegue il movimento e l'operatore accompagna. Nella mobilizzazione attiva la persona fa da sé, e all'operatore resta la sorveglianza. Si procede sempre verso il massimo grado di autonomia possibile: sostituire è facile e comodo, ed è il modo più rapido per rendere qualcuno dipendente.

LA DEAMBULAZIONE ASSISTITA

Prima si porta la persona seduta sul bordo del letto e la si lascia lì qualche minuto, con i piedi appoggiati: serve a evitare l'ipotensione ortostatica, quel capogiro che fa cadere. Si chiede se gira la testa. Poi ci si alza, con l'operatore dal lato debole, un po' indietro rispetto alla persona, con una mano che regge la cintura e l'altra libera. Non si tira per il braccio. Si cammina alla velocità di chi cammina, non a quella di chi accompagna. Se la persona sta cadendo, non si tenta di sostenerla in piedi a ogni costo: la si accompagna a terra, controllandone la discesa, proteggendo la testa. Un buon accompagnamento al suolo è meglio di una frattura del bacino e di una lombalgia.

IL RISCHIO DI CADUTA

Si valuta e si previene. Fattori legati alla persona: età, deficit visivo, ipotensione, farmaci sedativi o diuretici, confusione, precedenti cadute, incontinenza che spinge ad alzarsi di notte. Fattori ambientali: illuminazione insufficiente, pavimenti bagnati, tappeti, letto troppo alto, campanello fuori portata, calzature inadeguate. La caduta si previene con la sorveglianza, l'ambiente e l'accompagnamento programmato alla toilette, non con la contenzione, che aumenta il rischio invece di ridurlo.

CHE COSA SEGNALARE

Comparsa di dolore durante la mobilizzazione. Rigidità nuova. Cedimento di un arto. Vertigini quando ci si alza. Rifiuto a muoversi. Un gonfiore, un rossore o un dolore al polpaccio, che possono indicare una trombosi. E ogni caduta, sempre, anche quella senza conseguenze apparenti, perché una caduta non riferita è la prima riga di una relazione che qualcuno, più tardi, dovrà scrivere.

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