UC2 — Igiene, sicurezza e comfort degli ambienti

Infezioni correlate all'assistenza e dispositivi di protezione

Le mani sono il primo veicolo e il primo presidio. Nessun guanto sostituisce il lavaggio.

Lezione 19 di 21 9 min di ascolto 894 parole Repertorio Regione Campania · EQF 3

Le infezioni correlate all'assistenza sono le infezioni che una persona contrae mentre riceve cure e che non erano presenti né in incubazione al momento della presa in carico. In Italia riguardano una quota rilevante dei ricoverati, allungano le degenze, aumentano i costi, e una parte consistente di esse sarebbe prevenibile con gesti che non costano nulla. Il più efficace di questi gesti, dimostrato dalla metà dell'Ottocento e ancora oggi eseguito male, è il lavaggio delle mani.

LE PRINCIPALI

Sono le infezioni delle vie urinarie, quasi sempre legate al catetere vescicale; le infezioni delle vie respiratorie, in particolare la polmonite di chi è allettato o ventilato; le infezioni del sito chirurgico; le infezioni del sangue legate agli accessi vascolari; e le infezioni intestinali sostenute da germi che resistono ai disinfettanti alcolici. La resistenza agli antibiotici rende oggi queste infezioni più difficili da curare di quanto lo fossero vent'anni fa.

LA CATENA DEL CONTAGIO

Perché un'infezione si trasmetta servono sei anelli: un agente infettante, un serbatoio dove vive, una porta di uscita, un mezzo di trasmissione, una porta di ingresso, un ospite recettivo. La prevenzione consiste nello spezzare la catena nel punto più accessibile, e il punto più accessibile è quasi sempre il mezzo di trasmissione: le mani dell'operatore, i guanti non cambiati, il fonendoscopio, la sponda del letto, il cellulare appoggiato sul comodino.

I CINQUE MOMENTI DELL'IGIENE DELLE MANI

L'Organizzazione mondiale della sanità li ha definiti una volta per tutte, e nei concorsi si chiedono in ordine. Prima del contatto con il paziente. Prima di una manovra asettica. Dopo l'esposizione a un liquido biologico. Dopo il contatto con il paziente. Dopo il contatto con ciò che circonda il paziente. Sono cinque momenti, non due, e tre di essi riguardano il momento in cui l'operatore si allontana: perché la trasmissione avviene soprattutto in uscita.

COME SI LAVANO LE MANI

Il lavaggio sociale con acqua e sapone dura da quaranta a sessanta secondi e si esegue quando le mani sono visibilmente sporche, dopo l'uso del bagno, e dopo l'assistenza a persone con infezione da germi sporigeni, che l'alcol non uccide. La frizione con soluzione idroalcolica dura da venti a trenta secondi, si esegue su mani asciutte e non sporche, ed è più efficace del lavaggio nella maggior parte delle situazioni cliniche. In entrambi i casi si trattano palmo, dorso, spazi interdigitali, pollici, polpastrelli, unghie e polsi. Prima si tolgono anelli, bracciali e orologio, si tengono le unghie corte e senza smalto, si evitano le unghie artificiali, e le maniche restano sopra il gomito.

I GUANTI

I guanti proteggono l'operatore, non sostituiscono l'igiene delle mani, e sono monouso per definizione. Si indossano quando si prevede il contatto con sangue, liquidi biologici, mucose, cute lesa, o con materiale contaminato. Si tolgono immediatamente dopo la manovra e prima di toccare qualunque superficie pulita, di scrivere, di aprire una porta, di rispondere al telefono. Non si lavano, non si disinfettano, non si riutilizzano, non si passa da un paziente all'altro con gli stessi guanti. Dopo averli tolti si esegue l'igiene delle mani, perché una parte dei guanti presenta microforature invisibili.

GLI ALTRI DISPOSITIVI

La mascherina chirurgica protegge chi sta attorno da chi la indossa, e offre a chi la indossa una protezione parziale dalle goccioline. Il filtrante facciale di seconda classe protegge chi lo indossa dagli aerosol, richiede aderenza al volto e non funziona su una barba lunga. Gli occhiali o la visiera si usano quando si prevede schizzo di liquidi. Il camice monouso o il grembiule impermeabile protegge la divisa. Il copricapo e i calzari hanno indicazioni limitate e specifiche. Nessun dispositivo funziona se indossato male, se toccato di continuo, se abbassato sotto il mento.

VESTIZIONE E SVESTIZIONE

L'ordine è prescritto. Nella vestizione: igiene delle mani, camice, mascherina o filtrante, occhiali o visiera, guanti sopra i polsini del camice. Nella svestizione, che è il momento in cui ci si contamina, si procede dal più sporco al meno sporco: guanti, igiene delle mani, camice arrotolato dall'interno verso l'esterno, igiene delle mani, occhiali, mascherina toccata solo dagli elastici, igiene delle mani. La mascherina si toglie per ultima e si rimuove fuori dalla stanza. Ogni struttura affigge la sequenza: la si legge, non la si ricorda a memoria.

PRECAUZIONI STANDARD E PRECAUZIONI AGGIUNTIVE

Le precauzioni standard si applicano a tutte le persone assistite, sempre, indipendentemente dalla diagnosi, perché una diagnosi può non essere ancora stata fatta. Comprendono igiene delle mani, dispositivi di protezione, gestione sicura dei taglienti, igiene respiratoria, pulizia dell'ambiente, gestione della biancheria e dei rifiuti. Le precauzioni aggiuntive si sommano alle standard in funzione della via di trasmissione: da contatto, con guanti e camice e stanza singola quando possibile; da goccioline, con mascherina chirurgica entro un metro; per via aerea, con filtrante facciale e stanza a pressione negativa quando disponibile. Le precauzioni si tolgono uscendo dalla stanza, non a metà del corridoio.

L'ERRORE PIÙ FREQUENTE

È indossare i guanti all'ingresso del reparto e tenerli fino all'uscita, convinti di essere protetti. In quel percorso i guanti hanno toccato il campanello, la maniglia, la penna, il carrello, un altro paziente. Non hanno protetto nessuno: hanno soltanto trasportato. Chi lo capisce durante il corso non lo dimentica in venti anni di lavoro.

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