UC2 — Igiene, sicurezza e comfort degli ambienti

I rifiuti sanitari e la loro gestione

L'ago non si reincappuccia. Mai. È la regola che ha risparmiato più punture di qualunque corso.

Lezione 20 di 21 8 min di ascolto 810 parole Repertorio Regione Campania · EQF 3

Chi lavora in una struttura sanitaria produce, ogni giorno, rifiuti che possono infettare, tagliare, intossicare e inquinare. La legge stabilisce che il produttore del rifiuto è responsabile della sua corretta classificazione fin dal momento in cui lo genera. Quel produttore, nella pratica quotidiana, è quasi sempre l'operatore che tiene in mano il guanto sporco, la garza, la siringa. Nei quiz dei concorsi questo argomento compare con domande secche, che si vincono soltanto conoscendo le categorie e i numeri.

LA NORMA

La materia è disciplinata dal decreto del Presidente della Repubblica numero duecentocinquantaquattro del duemilatré, regolamento sulla gestione dei rifiuti sanitari, che si innesta sulla parte quarta del decreto legislativo numero centocinquantadue del duemilasei, il testo unico ambientale. Ogni rifiuto ha un codice europeo; i rifiuti sanitari appartengono al capitolo diciotto, e il codice più noto agli operatori è quello dei rifiuti a rischio infettivo, contrassegnato dall'asterisco che indica la pericolosità.

LE CATEGORIE

I rifiuti sanitari assimilati agli urbani sono quelli che non presentano rischi particolari: carta, imballaggi, fiori, resti dei pasti, indumenti monouso non contaminati, gessi non contaminati. Seguono le regole della raccolta differenziata comunale. I rifiuti sanitari non pericolosi sono quelli che non rientrano fra i pericolosi né fra gli assimilati. I rifiuti sanitari pericolosi non a rischio infettivo sono i reagenti chimici, i liquidi di fissaggio, le sostanze tossiche o corrosive. I rifiuti sanitari pericolosi a rischio infettivo sono quelli che sono venuti a contatto con sangue, liquidi biologici, escreti di persone infette o con malattia trasmissibile, e tutto ciò che proviene da ambienti di isolamento infettivo: garze, medicazioni, guanti, cateteri, sacche, provette, taglienti usati. Esistono infine i rifiuti da sottoporre a particolari sistemi di gestione, come i farmaci scaduti, i medicinali citotossici e citostatici, le sostanze stupefacenti, le parti anatomiche riconoscibili, che seguono percorsi propri.

I CONTENITORI

I rifiuti a rischio infettivo si raccolgono in un imballaggio a perdere, di norma un sacco di plastica di colore identificato dalla struttura, contenuto in un imballaggio rigido esterno, resistente alla puntura e alla rottura. All'esterno compaiono la scritta che identifica il rifiuto infettivo e il simbolo internazionale del rischio biologico. Sul contenitore si annotano il reparto e la data di chiusura. Il contenitore si tiene chiuso, non si preme con le mani per far scendere il contenuto, non si travasa, non si apre una volta chiuso.

I TAGLIENTI

Aghi, lame, lancette, vetri e ogni oggetto pungente o tagliente si eliminano immediatamente in un contenitore rigido dedicato, resistente alla perforazione, munito di coperchio a chiusura definitiva, posto il più vicino possibile al punto di utilizzo. L'ago non si reincappuccia, non si piega, non si separa dalla siringa con le mani, non si passa da una mano all'altra, non si posa su un carrello in attesa. La sola eccezione al divieto di reincappucciamento è quella prevista da un dispositivo che consente la manovra con una sola mano. È la regola che ha risparmiato più punture accidentali di qualunque corso di aggiornamento, ed è la prima domanda che una commissione fa quando vuole capire se un candidato ha mai lavorato davvero.

RIEMPIMENTO, CHIUSURA, DEPOSITO

I contenitori si riempiono fino a circa tre quarti della loro capacità, mai oltre, perché un contenitore colmo si perfora quando lo si chiude. Chiusi, si trasferiscono nel deposito temporaneo, che deve essere un luogo dedicato, chiuso a chiave, ventilato, non accessibile agli estranei e agli animali, contrassegnato. Il deposito temporaneo dei rifiuti sanitari pericolosi a rischio infettivo non può superare i cinque giorni dalla chiusura del contenitore. Se la quantità prodotta è inferiore a duecento litri, il termine si estende a trenta giorni. Sono numeri che si chiedono nei quiz e che si controllano nelle ispezioni.

IL TRASPORTO E LA TRACCIABILITÀ

Il ritiro è affidato a trasportatori autorizzati, e il rifiuto viaggia accompagnato dal formulario di identificazione, che segue il carico dal produttore all'impianto di destinazione e torna indietro controfirmato. Lo smaltimento dei rifiuti a rischio infettivo avviene per incenerimento, oppure, dopo sterilizzazione certificata, con l'assimilazione a rifiuto urbano. La documentazione si conserva. La responsabilità del produttore non finisce quando il camion parte.

CHE COSA FA E CHE COSA SEGNALA L'OPERATORE

Conferisce ogni rifiuto nel contenitore corretto, subito, nel luogo in cui lo produce. Non improvvisa contenitori. Non tocca con le mani nude il contenuto di un sacco. Indossa i dispositivi previsti. Chiude e sostituisce i contenitori pieni. Segnala l'assenza di contenitori, la loro rottura, il deposito disordinato, un tagliente abbandonato. In caso di puntura o taglio accidentale lascia sanguinare la ferita senza spremerla, lava con acqua e sapone, disinfetta, avvisa immediatamente il preposto e si reca in pronto soccorso, perché la profilassi post-esposizione è efficace soltanto se comincia in poche ore. Il silenzio, in questo caso, non è discrezione: è un danno che l'operatore procura a se stesso.

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