UC2 — Igiene, sicurezza e comfort degli ambienti

Pulizia, sanificazione, disinfezione, sterilizzazione

Quattro parole, quattro risultati diversi. Chi le confonde in un quiz le confonde anche in corsia.

Lezione 18 di 21 9 min di ascolto 904 parole Repertorio Regione Campania · EQF 3

Sono quattro parole che nel linguaggio comune si scambiano l'una con l'altra e che nel linguaggio tecnico indicano quattro risultati diversi, ottenuti con mezzi diversi e con esiti misurabili. Nei quiz dei concorsi per operatore socio sanitario questa distinzione compare in ogni sessione, e la si sbaglia perché la si è imparata come un elenco invece che come una scala crescente di efficacia.

QUATTRO DEFINIZIONI

La pulizia, o detersione, è la rimozione meccanica dello sporco visibile mediante acqua, detergente e azione fisica. Non uccide i microrganismi: li porta via insieme al terreno su cui vivono, e riduce comunque in modo notevole la carica microbica. La sanificazione è l'insieme di procedimenti che rendono salubre un ambiente, e comprende la pulizia e, quando prevista, la disinfezione. La disinfezione riduce i microrganismi patogeni presenti su superfici e oggetti inanimati fino a un livello che non costituisce pericolo, ma non elimina necessariamente le spore. La sterilizzazione distrugge ogni forma di vita microbica, spore comprese, e si esprime come probabilità residua di un microrganismo sopravvissuto su un milione di oggetti trattati. Esiste un principio che regge tutto il resto: non si disinfetta ciò che non è stato prima pulito. Il materiale organico inattiva i disinfettanti.

LA CLASSIFICAZIONE DI SPAULDING

I dispositivi si dividono per rischio in base al tessuto che toccano. Sono critici quelli che penetrano nei tessuti sterili o nel sistema vascolare, come i ferri chirurgici e gli aghi: richiedono la sterilizzazione. Sono semicritici quelli che vengono a contatto con mucose integre o cute lesa, come gli endoscopi digestivi, i termometri rettali, i circuiti respiratori: richiedono almeno una disinfezione di alto livello. Sono non critici quelli che toccano soltanto la cute integra, come il bracciale della pressione, la padella, il fonendoscopio, la superficie del comodino: sono sufficienti la pulizia e la disinfezione di basso o medio livello. È una classificazione del millenovecentosessantotto, e ancora oggi regge ogni protocollo.

LE AREE E IL RISCHIO

Gli ambienti si classificano per rischio infettivo. Sono aree ad alto rischio le sale operatorie, le terapie intensive, le sale parto, i reparti di immunodepressi. Sono a medio rischio le degenze ordinarie, gli ambulatori, le sale di medicazione. Sono a basso rischio gli uffici, i corridoi, le sale d'attesa. La frequenza degli interventi, i prodotti e le procedure cambiano di conseguenza, e sono scritti nel protocollo aziendale, che l'operatore ha l'obbligo di conoscere e di applicare.

LE REGOLE DEL GESTO

Si procede sempre dal pulito verso lo sporco, dall'alto verso il basso, dalla zona meno contaminata alla più contaminata, dal fondo della stanza verso la porta. Si usano panni e mop monouso oppure un sistema a codice colore, che assegna un colore ai servizi igienici, uno alle superfici della degenza, uno agli ambienti comuni: nessun panno torna nel secchio dopo aver toccato il pavimento del bagno. Il carrello ha un secchio per la soluzione pulita e uno per quella sporca. Non si spolvera a secco e non si scopa a secco: si solleva polvere e con essa i microrganismi. Le superfici toccate di frequente, cioè maniglie, sponde, campanelli, interruttori, tavolini, sono quelle che si disinfettano più spesso.

I DISINFETTANTI

L'alcol etilico funziona al settanta per cento e non al cento, perché serve acqua per far entrare l'alcol nella cellula; agisce in fretta, evapora, non lascia residui, è infiammabile e non si usa su superfici sporche. I composti del cloro sono i disinfettanti di riferimento delle superfici: la diluizione d'uso comune corrisponde a mille parti per milione di cloro attivo, che diventano cinquemila parti per milione, cioè lo zero virgola cinque per cento, sugli spandimenti di sangue e liquidi biologici, dopo averli assorbiti. Il tempo di contatto va rispettato: un disinfettante che asciuga in tre secondi non ha disinfettato nulla. Le soluzioni si preparano al momento, si etichettano, non si rabboccano nei flaconi vecchi.

CIÒ CHE NON SI MESCOLA MAI

La candeggina non si mescola con acidi, con anticalcare, con ammoniaca, con altri detergenti. Le miscele sviluppano cloro gassoso o cloramine e provocano intossicazioni respiratorie: sono infortuni documentati, avvenuti in bagni di reparto, con finestre chiuse. Ogni prodotto ha una scheda di sicurezza, disponibile e consultabile, che indica diluizione, tempo di contatto, dispositivi di protezione, incompatibilità e comportamento in caso di contatto accidentale.

LA STERILIZZAZIONE

Il percorso comincia con la decontaminazione del materiale, cioè l'immersione in un disinfettante prima di essere manipolato, per proteggere chi lo laverà. Segue il lavaggio, meglio se in lavastrumenti o a ultrasuoni, poi il risciacquo, l'asciugatura, il controllo dell'integrità, il confezionamento in buste con indicatore di viraggio. La sterilizzazione a vapore saturo sotto pressione si esegue in autoclave, tipicamente a centoventuno gradi per venti minuti oppure a centotrentaquattro gradi per un tempo più breve. Ogni ciclo è documentato da indicatori fisici, chimici e periodicamente biologici. Il materiale sterile si conserva chiuso, asciutto, integro, con la data, e perde la sterilità se la busta si bagna, si apre o si lacera.

I LIMITI DELL'OPERATORE

All'operatore socio sanitario competono la pulizia e la sanificazione degli ambienti, delle attrezzature e dei presidi, la decontaminazione, il lavaggio e la preparazione del materiale, il trasporto e la corretta conservazione. Non gli compete stabilire il protocollo, né validare un ciclo di sterilizzazione, né sostituire di iniziativa un prodotto con un altro perché è finito. Quando un prodotto manca, la risposta professionale non è l'improvvisazione: è la segnalazione.

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