La seconda unità di competenza del repertorio riguarda l'igiene, la sicurezza e il comfort degli ambienti di vita e di cura. È l'unità che i candidati studiano per ultima e che nei quiz compare per prima, perché è fatta di regole precise, verificabili, con numeri. È anche l'unità che descrive il luogo dentro il quale una persona passa, a volte, gli ultimi anni della propria vita.
CHE COS'È L'UNITÀ DELLA PERSONA
Si chiama unità del paziente, o unità della persona assistita, l'insieme dello spazio e degli arredi assegnati a un singolo ospite: il letto, il comodino, l'armadio o l'armadietto, la sedia, il tavolino servitore, la lampada, il campanello di chiamata, e lo spazio libero attorno al letto. Non è un elenco burocratico. È lo spazio che l'operatore deve saper predisporre, mantenere e controllare a ogni turno, perché ogni elemento fuori posto diventa un rischio.
IL LETTO
Il letto ospedaliero è articolato: si alza e si abbassa, si solleva alla testa e ai piedi, ha ruote con freno e sponde regolabili. L'altezza del piano di riposo si regola due volte. Per l'assistenza, il letto si porta all'altezza dei fianchi dell'operatore, per proteggere la schiena. Per lasciare la persona, il letto si riporta alla posizione più bassa, con i freni inseriti, perché la caduta dal letto avviene quasi sempre da fermo, quando nessuno guarda. Il materasso deve essere integro, rivestito di materiale impermeabile e lavabile; nella persona a rischio di lesioni si impiegano superfici antidecubito, a pressione alternata o a cessione d'aria, il cui funzionamento va verificato a ogni turno.
IL COMODINO, L'ARMADIETTO, IL CAMPANELLO
Il comodino tiene ciò che serve, non ciò che avanza: acqua, occhiali, fazzoletti, telefono, la fotografia. Non tiene farmaci, non tiene residui di cibo, non tiene taglienti. Deve stare dal lato con cui la persona si alza e sul quale ha la mano valida. Il campanello di chiamata è il presidio di sicurezza più importante della stanza. Va lasciato ogni volta a portata della mano funzionante, fissato al lenzuolo o alla sponda, con il cavo libero, e la persona va istruita e verificata sul suo uso. Un campanello appeso al muro dietro la testa è, sul piano della responsabilità, come se non ci fosse.
IL MICROCLIMA
La temperatura di comfort in una stanza di degenza si colloca fra i venti e i ventidue gradi di giorno, con qualche grado in meno di notte, e va alzata durante le manovre che espongono il corpo nudo, come il bagno a letto. L'umidità relativa si mantiene fra il quaranta e il sessanta per cento: sotto questa soglia le mucose si seccano e le vie respiratorie si difendono peggio, sopra si favorisce la crescita di muffe e acari. L'aria si ricambia aerando la stanza almeno una volta per turno, a persona coperta, evitando la corrente diretta. Il condizionamento non sostituisce l'aerazione.
LUCE E RUMORE
La luce naturale sostiene il ritmo sonno-veglia, riduce il delirium e migliora l'umore: la tapparella si apre al mattino. La luce artificiale deve essere sufficiente per l'assistenza e non abbagliante per chi sta sdraiato; di notte serve una luce bassa di orientamento, soprattutto sul percorso letto-bagno. Il rumore è un fattore di rischio riconosciuto: si chiudono le porte senza sbatterle, non si parla ad alta voce nei corridoi, si spengono gli allarmi appena possibile, si oliano le ruote dei carrelli. Nessuna di queste azioni costa denaro.
LO SPAZIO, LE BARRIERE, LE CADUTE
Attorno al letto serve spazio libero per far passare un sollevatore e per lavorare in due. Il pavimento deve essere asciutto e segnalato quando è bagnato; i tappeti non appartengono a una struttura sanitaria. I percorsi verso il bagno restano liberi da carrelli, borse, sedie e cavi. I corrimano si usano, i maniglioni nel bagno si controllano, la tavoletta rialzata e la sedia doccia si mettono a chi ne ha bisogno prima che cada, non dopo. Gli ausili personali, il bastone, il deambulatore, la carrozzina con i freni funzionanti, si lasciano a portata: un deambulatore parcheggiato in fondo alla stanza costringe la persona a compiere da sola i passi più pericolosi della giornata.
L'ORDINE COME MISURA DI SICUREZZA
Il riordino non è estetica. Un ambiente ordinato riduce le cadute, accorcia i tempi di intervento nelle urgenze, permette di accorgersi di ciò che manca, protegge gli effetti personali. Alla fine di ogni manovra si riporta la stanza allo stato di partenza: letto basso, freni inseriti, sponde nella posizione prescritta, campanello in mano, acqua raggiungibile, rifiuti smaltiti, superfici pulite. È l'ultimo minuto di lavoro, ed è quello che qualcuno, molte ore dopo, avrà motivo di ringraziare.