DURATA: 8 ORE
NORMATIVA: Artt. 37, 77, 107-116 D.Lgs. 81/08 e Accordo Stato-Regioni 17/04/2025
INTRODUZIONE: LE CADUTE DALL'ALTO COME PRIMA CAUSA DI MORTE SUL LAVORO
Le cadute dall'alto rappresentano la prima causa di infortunio mortale nei luoghi di lavoro in Italia. Le statistiche INAIL documentano che circa un terzo di tutti gli infortuni mortali sul lavoro è dovuto a cadute dall'alto, con una concentrazione particolarmente elevata nel settore delle costruzioni, dove oltre la metà dei decessi è causata da questo tipo di evento. Ma le cadute dall'alto non riguardano solo i cantieri edili: si verificano anche nell'industria durante le operazioni di manutenzione di impianti e macchinari posti in quota, nella logistica durante l'accesso a scaffalature elevate, nell'agricoltura durante la raccolta della frutta e la potatura degli alberi, nel settore dei servizi durante la pulizia di vetrate e la manutenzione di edifici, e in qualsiasi attività che comporti il lavoro su coperture, tetti, terrazzi, soppalchi e piattaforme sopraelevate.
L'analisi degli infortuni mortali da caduta dall'alto rivela che nella maggior parte dei casi la causa dell'evento non è la fatalità ma la mancanza o l'inadeguatezza delle misure di protezione: parapetti assenti o non conformi, ponteggi incompleti o mal montati, sistemi anticaduta non utilizzati o utilizzati in modo scorretto, coperture fragili non protette, aperture nel vuoto non sbarrate. In molti casi l'infortunio si sarebbe potuto evitare con misure relativamente semplici e poco costose. In altri casi il lavoratore disponeva dei DPI anticaduta ma non li aveva indossati, o li aveva indossati in modo scorretto, o non era collegato a un punto di ancoraggio adeguato. La formazione e l'addestramento sono dunque fondamentali per prevenire questi eventi tragici.
IL QUADRO NORMATIVO
L'articolo 107 del Decreto Legislativo 81 del 2008 definisce il lavoro in quota come l'attività lavorativa che espone il lavoratore al rischio di caduta da una quota posta ad altezza superiore a due metri rispetto a un piano stabile. Questa definizione è fondamentale perché stabilisce la soglia al di sopra della quale scattano gli obblighi specifici del Testo Unico in materia di protezione contro le cadute dall'alto. È importante notare che la soglia di due metri si riferisce alla distanza dal piano stabile più vicino su cui il lavoratore potrebbe cadere, non necessariamente dal suolo: un lavoratore che opera su un soppalco a tre metri dal suolo ma con un impalcato di protezione a un metro sotto di sé sta lavorando a un metro dal piano stabile e non è tecnicamente in quota ai sensi dell'articolo 107.
L'articolo 111 stabilisce i principi generali per la protezione dei lavoratori contro i rischi di caduta dall'alto. Il datore di lavoro, nei casi in cui i lavori temporanei in quota non possono essere eseguiti in condizioni di sicurezza e in condizioni ergonomiche adeguate a partire da un luogo adatto allo scopo, sceglie le attrezzature di lavoro più idonee a garantire e mantenere condizioni di lavoro sicure, in conformità ai seguenti criteri, applicati in ordine di priorità.
La priorità va data alle misure di protezione collettiva, come parapetti, reti anticaduta e impalcati di protezione, che proteggono tutti i lavoratori presenti nell'area senza richiedere un'azione individuale. Solo quando le misure di protezione collettiva non sono tecnicamente realizzabili o non sono sufficienti a eliminare il rischio, si può ricorrere ai dispositivi di protezione individuale, come imbracature e sistemi anticaduta. Questa gerarchia non è una raccomandazione ma un obbligo di legge.
L'articolo 115 stabilisce che nei lavori in quota qualora non siano state attuate misure di protezione collettiva, è necessario che i lavoratori utilizzino idonei sistemi di protezione composti da diversi elementi, non necessariamente tutti presenti contemporaneamente, conformi alle norme tecniche armonizzate. L'articolo 116 disciplina i lavori eseguiti con funi, cioè le tecniche di accesso e posizionamento mediante funi comunemente note come lavori in fune o rope access, prevedendo requisiti aggiuntivi come l'utilizzo di almeno due funi ancorate separatamente, una di lavoro e una di sicurezza, e l'obbligo di una sorveglianza costante.
L'articolo 77 del Testo Unico stabilisce che per i DPI di terza categoria, che comprendono tutti i dispositivi di protezione contro le cadute dall'alto, è obbligatorio l'addestramento. Il comma 5 precisa che in ogni caso l'addestramento è indispensabile per ogni DPI che appartenga alla terza categoria. L'addestramento deve essere documentato e deve essere ripetuto periodicamente.
LE MISURE DI PROTEZIONE COLLETTIVA
I parapetti sono la misura di protezione collettiva più diffusa e più efficace contro le cadute dall'alto. Un parapetto conforme alla norma deve avere un'altezza minima di un metro misurata dal piano di calpestio, un corrente intermedio posto a circa cinquanta centimetri dal piano di calpestio per impedire il passaggio accidentale del corpo al di sotto del corrente superiore, e un fermapiede alto almeno venti centimetri che impedisce la caduta di materiali e utensili dal bordo. I parapetti devono essere in grado di resistere a una forza orizzontale applicata al corrente superiore di almeno trecento newton al metro lineare. Devono essere fissati in modo stabile e non devono presentare punti deboli o interruzioni che possano consentire il passaggio del corpo di un lavoratore.
Le reti anticaduta sono sistemi di protezione collettiva che arrestano la caduta del lavoratore intercettandolo durante la caduta stessa. Sono particolarmente utilizzate in edilizia per la protezione delle aree sottostanti le coperture, i solai in costruzione e le strutture metalliche in fase di montaggio. Le reti devono essere conformi alla norma UNI EN 1263 e devono essere installate il più vicino possibile al piano di lavoro, idealmente a una distanza non superiore a due metri, per limitare l'altezza di caduta e ridurre l'energia d'impatto.
Gli impalcati di protezione sono piani di calpestio provvisori installati al di sotto del piano di lavoro per impedire la caduta del lavoratore a livelli inferiori. Devono essere completi, cioè privi di aperture che consentano il passaggio del corpo, e devono essere in grado di sostenere il peso del lavoratore e degli eventuali materiali che possano cadere.
I DISPOSITIVI DI PROTEZIONE INDIVIDUALE ANTICADUTA
I DPI anticaduta sono dispositivi di protezione individuale di terza categoria che proteggono il lavoratore dalle conseguenze di una caduta dall'alto. Si compongono di diversi elementi che, combinati in un sistema, hanno la funzione di trattenere il lavoratore prima che raggiunga il bordo della caduta, cioè i sistemi di trattenuta, oppure di arrestare la caduta dopo che questa è iniziata, cioè i sistemi di arresto caduta, oppure di posizionare il lavoratore in una posizione sicura mentre lavora, cioè i sistemi di posizionamento sul lavoro.
I principali elementi che compongono un sistema anticaduta sono i seguenti.
L'imbracatura per il corpo è il componente fondamentale di qualsiasi sistema anticaduta. Conforme alla norma EN 361, l'imbracatura è costituita da cinghie, fibbie e altri elementi disposti e assemblati in modo da distribuire le forze generate dall'arresto di una caduta su diverse parti del corpo, in particolare sulle cosce, sul bacino, sul torace e sulle spalle, riducendo al minimo il rischio di lesioni. L'imbracatura deve essere dotata di almeno un attacco dorsale per il collegamento al sistema anticaduta, posizionato tra le scapole in modo che in caso di caduta il corpo assuma una posizione verticale con la testa in alto.
Il cordino di collegamento, conforme alla norma EN 354, è l'elemento flessibile che collega l'imbracatura al punto di ancoraggio o al dispositivo anticaduta. Può essere in corda, in fettuccia o in cavo d'acciaio e ha una lunghezza massima di due metri. Il cordino da solo non ha capacità di assorbimento dell'energia e non deve mai essere utilizzato come unico elemento di collegamento in un sistema di arresto caduta senza un assorbitore di energia.
L'assorbitore di energia, conforme alla norma EN 355, è il dispositivo che limita la forza d'arresto trasmessa al corpo del lavoratore durante l'arresto di una caduta a un valore massimo di sei kilonewton, equivalenti a circa seicento chilogrammi. Senza l'assorbitore di energia, la forza d'arresto potrebbe raggiungere valori tali da provocare lesioni gravi o mortali alla colonna vertebrale e agli organi interni. L'assorbitore funziona dissipando l'energia cinetica della caduta attraverso la lacerazione controllata di cuciture o nastri appositamente progettati. Dopo una caduta con attivazione dell'assorbitore, il dispositivo è irreversibilmente deformato e deve essere sostituito: non può mai essere riutilizzato.
Il dispositivo anticaduta retrattile, conforme alla norma EN 360, è un dispositivo di arresto caduta dotato di una funzione autobloccante e di un sistema automatico di tensionamento e ritorno del cordino. Il dispositivo lascia scorrere liberamente il cordino seguendo i movimenti del lavoratore, ma si blocca istantaneamente quando la velocità di estrazione del cordino supera un valore soglia, arrestando la caduta con una distanza di arresto molto breve, generalmente inferiore a un metro. Per questa ragione i dispositivi retrattili non necessitano di assorbitore di energia e consentono di ridurre significativamente il tirante d'aria rispetto ai sistemi con cordino e assorbitore.
I connettori, conformi alla norma EN 362, sono gli elementi di collegamento tra i diversi componenti del sistema anticaduta. Comprendono moschettoni, ganci e anelli di forma e dimensioni diverse, che devono essere dotati di un sistema di chiusura con blocco automatico o manuale che impedisca l'apertura accidentale sotto carico.
I punti di ancoraggio, conformi alla norma EN 795, sono gli elementi strutturali a cui viene collegato il sistema anticaduta. Possono essere fissi, come ancoraggi installati permanentemente sulla struttura dell'edificio, o mobili, come fettucce o fasce che vengono avvolte intorno a un elemento strutturale. I punti di ancoraggio devono essere in grado di sopportare un carico statico di almeno dieci kilonewton o un carico dinamico di almeno sei kilonewton per ogni lavoratore collegato. La scelta del punto di ancoraggio è critica: un ancoraggio non adeguato può cedere sotto il carico della caduta con conseguenze mortali. Il punto di ancoraggio deve essere posizionato il più in alto possibile rispetto alla posizione del lavoratore, idealmente al di sopra della testa, per limitare la distanza di caduta.
IL TIRANTE D'ARIA
Il tirante d'aria è il concetto più importante e al contempo più frequentemente trascurato nella protezione contro le cadute dall'alto. Il tirante d'aria è la distanza verticale minima necessaria tra il punto di ancoraggio e il primo ostacolo sottostante, cioè il suolo o qualsiasi struttura contro cui il lavoratore potrebbe impattare, affinché il sistema anticaduta possa arrestare completamente la caduta senza che il lavoratore urti l'ostacolo.
Il calcolo del tirante d'aria deve tenere conto di tutti i seguenti elementi. La lunghezza del cordino, generalmente due metri se si utilizza un cordino a lunghezza fissa, o la lunghezza massima di estrazione se si utilizza un dispositivo retrattile. L'allungamento dell'assorbitore di energia, che può raggiungere un metro e settantacinque centimetri quando è completamente attivato. La distanza tra l'attacco dorsale dell'imbracatura e i piedi del lavoratore, generalmente stimata in un metro e cinquanta centimetri. Un margine di sicurezza di almeno un metro per tenere conto di imprecisioni nel calcolo, di movimenti del corpo durante la caduta e di eventuali cedimenti elastici dell'ancoraggio e della struttura.
Facciamo un esempio concreto. Un lavoratore utilizza un sistema anticaduta composto da un cordino di due metri con assorbitore di energia. Il punto di ancoraggio è posizionato all'altezza dei piedi del lavoratore, cioè allo stesso livello del piano di lavoro. Il tirante d'aria necessario è: due metri di cordino più un metro e settantacinque di allungamento dell'assorbitore più un metro e cinquanta dalla schiena ai piedi più un metro di margine uguale sei metri e venticinque centimetri. Se il piano sottostante è a meno di sei metri e venticinque centimetri, questo sistema non è adeguato e il lavoratore impatterà contro il suolo prima che il sistema abbia completato l'arresto.
Se lo stesso lavoratore utilizzasse un dispositivo retrattile anziché il cordino con assorbitore, il tirante d'aria si ridurrebbe significativamente. La distanza di arresto del retrattile è tipicamente di sessanta centimetri-un metro, anziché i tre metri e settantacinque del cordino con assorbitore, riducendo il tirante d'aria totale a circa tre metri e mezzo-quattro metri. Per questa ragione i dispositivi retrattili sono preferibili quando lo spazio disponibile sotto il piano di lavoro è limitato.
Se il punto di ancoraggio è posizionato al di sopra della testa del lavoratore, il tirante d'aria si riduce ulteriormente perché la distanza di caduta libera prima che il cordino si tenda è minore. Al contrario, se il punto di ancoraggio è posizionato al di sotto del livello dell'attacco dorsale dell'imbracatura, il tirante d'aria aumenta perché il lavoratore deve prima cadere per l'intera lunghezza del cordino più la distanza tra l'ancoraggio e l'attacco dorsale.
L'errore più frequente e più pericoloso è quello di non calcolare il tirante d'aria prima di iniziare il lavoro, o di calcolarlo in modo approssimativo senza tenere conto di tutti i fattori. Ogni situazione di lavoro in quota deve essere preceduta da una verifica puntuale del tirante d'aria disponibile e dalla scelta del sistema anticaduta appropriato.
ISPEZIONE DEI DPI PRIMA DELL'USO
I DPI anticaduta devono essere ispezionati visivamente e funzionalmente prima di ogni utilizzo dall'operatore che li indossa. L'ispezione deve seguire una procedura sistematica che copra tutti i componenti del sistema.
L'imbracatura deve essere ispezionata verificando lo stato di tutte le cinghie: non devono presentare tagli, abrasioni, bruciature, segni di esposizione a sostanze chimiche, sfilacciature, decolorazioni anomale o deformazioni. Le cuciture devono essere integre, senza fili rotti o allentati. Le fibbie e i dispositivi di regolazione devono funzionare correttamente, aprirsi e chiudersi con facilità e mantenere la posizione regolata sotto carico. Gli anelli di attacco dorsale e sternale devono essere integri, privi di deformazioni, corrosione o segni di usura. Le etichette identificative con il numero di serie, la data di fabbricazione, il nome del fabbricante e la norma di riferimento devono essere leggibili.
Il cordino e l'assorbitore devono essere ispezionati verificando che il cordino non presenti tagli, abrasioni, nodi, torsioni o segni di esposizione a sostanze chimiche o al calore. L'indicatore di caduta dell'assorbitore, quando presente, deve indicare che il dispositivo non è stato attivato. Se l'indicatore mostra che l'assorbitore è stato attivato, il dispositivo deve essere immediatamente messo fuori servizio e sostituito.
Il dispositivo retrattile deve essere ispezionato verificando che il cordino si estragga e si ritragga liberamente, che il meccanismo di blocco si attivi correttamente quando si tira il cordino con un movimento rapido, che il carter non presenti danni o deformazioni, e che la data dell'ultima revisione periodica non sia scaduta.
I connettori devono essere ispezionati verificando che il meccanismo di chiusura funzioni correttamente, che il dispositivo di blocco impedisca l'apertura accidentale, che il corpo del connettore non presenti deformazioni, corrosione o usura.
Se l'ispezione rileva qualsiasi anomalia, il DPI deve essere immediatamente messo fuori servizio e sostituito. Un DPI difettoso può dare al lavoratore un falso senso di sicurezza e non proteggerlo adeguatamente in caso di caduta.
I DPI anticaduta devono inoltre essere sottoposti a revisioni periodiche da parte di una persona competente designata dal fabbricante, con frequenza almeno annuale o superiore se specificato dal fabbricante nelle istruzioni d'uso. La revisione periodica comprende un'ispezione approfondita di tutti i componenti e una verifica funzionale del dispositivo.
INDOSSAMENTO CORRETTO DELL'IMBRACATURA
L'indossamento corretto dell'imbracatura è fondamentale per la sua efficacia. Un'imbracatura indossata in modo scorretto può non distribuire correttamente le forze in caso di caduta, causando lesioni gravi, o può addirittura non trattenere il lavoratore che potrebbe scivolare fuori dalle cinghie.
La procedura di indossamento è la seguente. Prendere l'imbracatura tenendola dall'anello dorsale e verificare che le cinghie non siano attorcigliate o incrociate. Infilare le bretelle come uno zaino, una spalla alla volta. Agganciare la cintura ventrale e regolarla in modo che sia aderente ma non stretta. Agganciare i cosciali passandoli tra le gambe e regolarli in modo che siano aderenti alle cosce senza comprimerle. Verificare che l'anello dorsale sia posizionato correttamente tra le scapole: questa è la posizione che garantisce che in caso di caduta il corpo assuma una posizione verticale con la testa in alto. Verificare che tutte le cinghie siano correttamente passate attraverso le fibbie e che gli eccessi di cinghia siano fissati con gli appositi passanti per evitare che penzolino e possano impigliarsi. Effettuare una prova di comfort muovendosi, piegandosi, sollevando le braccia: l'imbracatura deve consentire libertà di movimento senza essere lenta.
Un errore comune è indossare l'imbracatura troppo larga per motivi di comfort. Un'imbracatura larga non distribuisce correttamente le forze e il lavoratore potrebbe scivolare parzialmente fuori in caso di caduta, con il rischio di ribaltarsi e rimanere a testa in giù, posizione estremamente pericolosa che accelera la sindrome da sospensione.
LA SINDROME DA SOSPENSIONE INERTE
La sindrome da sospensione inerte, nota anche come trauma da sospensione o sindrome da imbracatura, è una condizione medica potenzialmente mortale che si verifica quando un lavoratore rimane sospeso immobile nell'imbracatura dopo una caduta, anche se la caduta stessa non ha provocato lesioni. La compressione delle cinghie cosciali sui vasi sanguigni delle gambe ostacola il ritorno del sangue venoso al cuore, causando un accumulo progressivo di sangue nelle estremità inferiori. Questo accumulo riduce la quantità di sangue che ritorna al cuore e che viene pompata al cervello, provocando una riduzione progressiva della pressione arteriosa, della gittata cardiaca e dell'ossigenazione cerebrale.
I sintomi della sindrome da sospensione progrediscono rapidamente: inizialmente il lavoratore avverte formicolio e intorpidimento alle gambe, poi nausea, vertigini e sudorazione fredda, poi obnubilamento del sensorio e infine perdita di coscienza. Se il lavoratore non viene soccorso e calato a terra, la sindrome può evolvere verso l'arresto cardiaco e la morte nel giro di venti-trenta minuti, anche meno in soggetti predisposti come chi soffre di patologie cardiovascolari.
Per questa ragione è fondamentale che il piano di emergenza aziendale preveda procedure specifiche per il soccorso di un lavoratore sospeso in imbracatura. Il soccorso deve essere effettuato nel minor tempo possibile, idealmente entro quindici-venti minuti dalla caduta. Le procedure di soccorso devono prevedere l'utilizzo di attrezzature apposite come sistemi di calata, dispositivi di risalita, e in caso di lavori su coperture o strutture elevate, la possibilità di accesso da parte dei soccorritori con tecniche specifiche. Il lavoratore, una volta calato a terra, non deve essere disteso immediatamente in posizione orizzontale ma deve essere mantenuto in posizione semiseduta o accovacciata per almeno venti-trenta minuti, per evitare il cosiddetto collasso da soccorso causato dal ritorno improvviso al cuore di una grande quantità di sangue che è stato sequestrato nelle gambe e che è ricco di sostanze tossiche prodotte dal metabolismo anaerobio.
PROCEDURE OPERATIVE PER I LAVORI IN QUOTA
Prima di iniziare qualsiasi lavoro in quota, il preposto deve effettuare una serie di verifiche e assicurarsi che tutte le condizioni di sicurezza siano soddisfatte.
Deve verificare che la valutazione dei rischi nel DVR o nel POS, nel caso dei cantieri, abbia analizzato specificamente il rischio di caduta dall'alto per l'attività da svolgere. Deve verificare che siano state adottate in priorità le misure di protezione collettiva, come parapetti, reti anticaduta e impalcati, e che queste siano state installate correttamente e siano integre. Dove le misure collettive non sono sufficienti o non sono tecnicamente realizzabili, deve verificare che i lavoratori siano dotati di DPI anticaduta adeguati, che siano stati sottoposti a revisione periodica e che siano in buone condizioni. Deve verificare che i lavoratori siano stati formati e addestrati all'uso dei DPI anticaduta e che l'addestramento sia documentato. Deve verificare che i punti di ancoraggio siano stati individuati, che siano adeguati al sistema anticaduta utilizzato e che siano in grado di sopportare i carichi previsti. Deve calcolare o verificare il tirante d'aria per ogni posizione di lavoro. Deve verificare che le condizioni meteorologiche siano compatibili con il lavoro in quota: vento forte, pioggia, ghiaccio, neve e scarsa visibilità aumentano significativamente il rischio di caduta e possono rendere necessaria la sospensione del lavoro. Deve verificare che sia stato predisposto un piano di emergenza specifico per il soccorso di un lavoratore caduto e rimasto sospeso nell'imbracatura, con attrezzature di soccorso immediatamente disponibili e personale addestrato al loro utilizzo.
Durante il lavoro in quota, il lavoratore deve essere sempre collegato al sistema anticaduta quando si trova a un'altezza superiore a due metri. Il collegamento deve essere continuo: il lavoratore non deve mai trovarsi scollegato, nemmeno per un istante, durante gli spostamenti da una posizione di lavoro all'altra. Per garantire il collegamento continuo durante gli spostamenti si utilizzano sistemi a doppio cordino: il lavoratore è collegato con due cordini separati e prima di sganciare un cordino dall'ancoraggio per spostarsi, aggancia l'altro cordino al nuovo ancoraggio, in modo da essere sempre collegato con almeno un cordino.
Il lavoratore non deve mai lavorare da solo in quota: deve sempre essere presente almeno un'altra persona a terra che possa attivare i soccorsi in caso di caduta e che possa intervenire con le procedure di salvataggio previste dal piano di emergenza.
MANUTENZIONE, CONSERVAZIONE E FUORI SERVIZIO
I DPI anticaduta devono essere conservati in luogo asciutto, ventilato, al riparo dalla luce solare diretta, lontano da fonti di calore, da sostanze chimiche aggressive e da superfici taglienti o abrasive. Devono essere appesi e non ripiegati o compressi, per evitare deformazioni permanenti delle cinghie e dei componenti. Dopo l'uso in condizioni di umidità o pioggia, devono essere asciugati all'aria a temperatura ambiente, mai con fonti di calore dirette.
I DPI anticaduta devono essere messi fuori servizio e sostituiti nelle seguenti circostanze: quando hanno subito una caduta con arresto, perché l'assorbitore di energia e gli altri componenti potrebbero aver subito sollecitazioni che ne hanno compromesso la capacità protettiva, anche se non sono visibili danni esterni; quando presentano danni visibili come tagli, abrasioni profonde, bruciature, deformazioni o corrosione; quando sono stati esposti a sostanze chimiche aggressive che potrebbero aver deteriorato i materiali; quando hanno superato la data di scadenza indicata dal fabbricante, generalmente dieci anni dalla data di fabbricazione per le imbracature in materiale tessile, anche se il dispositivo appare in buone condizioni; quando il fabbricante ne prescrive la sostituzione per qualsiasi altro motivo indicato nelle istruzioni d'uso.
La data di fabbricazione, il numero di serie e il fabbricante devono essere registrati in un apposito registro dei DPI anticaduta, insieme alle date delle ispezioni periodiche, alle revisioni, ai nominativi degli utilizzatori e a qualsiasi evento significativo come cadute con arresto, danni o riparazioni. Questo registro consente di tracciare la storia di ogni dispositivo e di garantire che venga sottoposto alle verifiche previste e sostituito quando necessario.