IL NARRATORE
Dioneo racconta l'ultima novella della sesta giornata.
FRATE CIPOLLA
Frate Cipolla da Certaldo e un predicatore itinerante. Basso, rosso, allegro, gran parlatore. Ogni anno va a Certaldo a raccogliere elemosine mostrando una reliquia: una penna dell'arcangelo Gabriele.
Boccaccio lo descrive con affetto ironico:
era il miglior brigante del mondo; niuna scienzia avendo, si ottimo parlatore e pronto era, che chi conosciuto non l'avesse, non solamente un gran rettorico l'avrebbe estimato, ma avrebbe detto esser Tullio medesimo o forse Quintiliano.
Nessuna cultura, ma una parlantina che avrebbe fatto invidia a Cicerone.
LA BEFFA
Due giovani burloni, Giovanni del Bragoniera e Biagio Pizzini, decidono di rubare la penna e vedere come frate Cipolla se la cava. Aprono la cassetta delle reliquie e sostituiscono la penna con dei carboni.
LA PREDICA
Frate Cipolla sale sul pulpito davanti alla folla. Apre la cassetta e trova i carboni. Senza perdere un istante, improvvisa:
Racconta di aver viaggiato in Oriente. Elenca luoghi fantastici con nomi assurdi. Dice di aver incontrato il patriarca di Gerusalemme che gli ha mostrato molte reliquie: il dito dello Spirito Santo, il ciuffetto del serafino che apparve a san Francesco, le unghie del cherubino...
E poi i carboni: sono quelli con cui fu arrostito san Lorenzo martire!
La folla e estasiata. Tutti corrono a toccare i carboni sacri e lasciano offerte generose. Frate Cipolla raccoglie piu soldi del solito.
I due burloni sono beffati dalla beffa: volevano smascherarlo e invece lo hanno reso piu ricco.
COMMENTO
Frate Cipolla e il trionfo della parola. Non importa cosa dici: importa come lo dici. La sua predica e un catalogo di assurdita, ma la folla non nota niente perche e trascinata dalla retorica.
Boccaccio critica la credulita popolare e la furbizia del clero, ma soprattutto celebra l'arte della parola: frate Cipolla e un artista dell'improvvisazione.