LA LINGUA
Boccaccio scrive in fiorentino trecentesco, la stessa lingua di Dante ma con uno scopo diverso. Dante usa il fiorentino per la poesia; Boccaccio lo usa per la prosa narrativa.
Il suo periodare e complesso: frasi lunghe, subordinate intrecciate, costruzioni latine. Ma dentro questa architettura elaborata, i dialoghi sono vivi e naturali. I personaggi parlano come persone vere.
LO STILE
Boccaccio padroneggia tutti i registri. Lo stile alto e solenne per le novelle tragiche (Ghismunda, Lisabetta). Lo stile medio e ironico per le novelle di ingegno (Chichibio, Cisti). Lo stile basso e comico per le beffe (Calandrino, frate Cipolla).
La capacita di cambiare registro da novella a novella e la prova della sua grandezza. Nessun altro scrittore medievale ha questa versatilita.
L'IRONIA
L'ironia di Boccaccio e diversa da quella di Manzoni. Manzoni sorride con compassione. Boccaccio sorride con divertimento. Non giudica i suoi personaggi: li osserva con la curiosita dello scienziato e il piacere dell'artista.
IL REALISMO
Il Decameron e il primo grande libro realista della letteratura europea. Firenze, Napoli, Parigi, il Mediterraneo: i luoghi sono reali. I mestieri sono reali. I problemi sono reali. Boccaccio descrive mercanti, servi, preti, donne, soldati come nessuno prima di lui.
L'INFLUENZA
Il Decameron influenzo tutta la letteratura europea. Chaucer lo imito nei Canterbury Tales. Shakespeare prese trame da Boccaccio. Lessing riscrisse la novella dei tre anelli. La novella come genere letterario nasce qui.
In Italia, Boccaccio divenne il modello della prosa. Pietro Bembo, nel Cinquecento, stabili che la prosa italiana doveva seguire Boccaccio come la poesia doveva seguire Petrarca.
LE TRE CORONE
Dante, Petrarca, Boccaccio: le tre corone della letteratura italiana. Dante invento la poesia. Petrarca invento il lirismo. Boccaccio invento la narrazione. Insieme, nel giro di mezzo secolo, crearono la letteratura italiana.