IL SISTEMA TRIBUTARIO ITALIANO
Chi gestisce un'attività di commercio o somministrazione di alimenti e bevande è soggetto a diversi obblighi tributari. Il sistema tributario italiano è articolato in imposte dirette, che colpiscono la ricchezza nel momento in cui viene prodotta, e imposte indirette, che colpiscono la ricchezza nel momento in cui viene scambiata o consumata.
L'articolo 53 della Costituzione stabilisce il principio fondamentale della capacità contributiva: tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva. Il sistema tributario è informato a criteri di progressività, il che significa che chi guadagna di più paga proporzionalmente di più.
LE IMPOSTE DIRETTE
La principale imposta diretta per le imprese individuali e le società di persone è l'IRPEF, l'Imposta sul Reddito delle Persone Fisiche. L'IRPEF è un'imposta progressiva a scaglioni, il che significa che l'aliquota cresce al crescere del reddito. Gli scaglioni attualmente in vigore prevedono aliquote che partono dal 23 per cento per i redditi fino a 28.000 euro, il 35 per cento per i redditi da 28.001 a 50.000 euro, e il 43 per cento per i redditi superiori a 50.000 euro.
Per le società di capitali, come le SRL, l'imposta sul reddito è l'IRES, l'Imposta sul Reddito delle Società, con aliquota fissa del 24 per cento.
Sia le imprese individuali sia le società sono soggette anche all'IRAP, l'Imposta Regionale sulle Attività Produttive, con aliquota base del 3,9 per cento applicata al valore della produzione netta. Tuttavia, le imprese individuali senza dipendenti e i professionisti ne sono generalmente esclusi.
L'IVA - IMPOSTA SUL VALORE AGGIUNTO
L'IVA è l'imposta indiretta più rilevante per un'attività commerciale alimentare. Si applica su ogni cessione di beni e prestazione di servizi effettuata nell'esercizio dell'attività. Il meccanismo dell'IVA prevede che l'imposta gravi sul consumatore finale, mentre l'imprenditore funge da sostituto d'imposta, ovvero la riscuote sulle vendite e la detrae sugli acquisti, versando all'Erario solo la differenza.
Le aliquote IVA vigenti in Italia sono quattro. L'aliquota ordinaria è del 22 per cento e si applica alla generalità dei beni e servizi. L'aliquota ridotta del 10 per cento si applica a molti prodotti alimentari trasformati, alla ristorazione e alla somministrazione di bevande. L'aliquota super-ridotta del 4 per cento si applica ai generi di prima necessità come pane, pasta, latte fresco, frutta, verdura, olio d'oliva e burro. Esiste infine l'aliquota del 5 per cento, utilizzata per specifiche categorie.
Conoscere l'aliquota corretta da applicare a ciascun prodotto è fondamentale per il commerciante alimentare. Applicare un'aliquota errata comporta sanzioni e genera problemi nelle liquidazioni periodiche.
LE LIQUIDAZIONI E I VERSAMENTI IVA
La liquidazione IVA è il calcolo periodico della differenza tra l'IVA incassata sulle vendite, detta IVA a debito, e l'IVA pagata sugli acquisti, detta IVA a credito. Se l'IVA a debito supera l'IVA a credito, la differenza va versata all'Erario. In caso contrario, il credito può essere utilizzato in compensazione o chiesto a rimborso.
La periodicità della liquidazione è mensile per le imprese con volume d'affari superiore a 400.000 euro per le attività di servizi o 700.000 euro per le altre attività. Sotto queste soglie, la liquidazione può essere trimestrale, con una maggiorazione dell'1 per cento a titolo di interessi.
I versamenti si effettuano tramite il modello F24 entro il giorno 16 del mese successivo per i contribuenti mensili, o entro il giorno 16 del secondo mese successivo al trimestre per i contribuenti trimestrali.
GLI ADEMPIMENTI ANNUALI
Ogni anno l'imprenditore deve presentare diverse dichiarazioni fiscali. La dichiarazione dei redditi, attraverso il modello Redditi PF per le persone fisiche o il modello Redditi SC per le società di capitali, deve essere presentata entro il 30 novembre dell'anno successivo a quello di riferimento.
La dichiarazione IVA annuale deve essere presentata tra il primo febbraio e il 30 aprile. Per chi ha dipendenti, il modello 770 relativo alle ritenute operate deve essere presentato entro il 31 ottobre. La Certificazione Unica, che attesta i compensi erogati e le ritenute effettuate a dipendenti e collaboratori, deve essere rilasciata entro il 16 marzo.
Dal 2024 è stato introdotto il Concordato Preventivo Biennale, uno strumento che consente alle imprese di minori dimensioni e ai lavoratori autonomi di concordare preventivamente con il Fisco il reddito su cui pagare le imposte per un biennio.
IL REGIME FORFETTARIO
Per le piccole attività esiste il regime forfettario, accessibile a chi non supera 85.000 euro di ricavi annui e rispetta altri requisiti soggettivi. Questo regime prevede un'imposta sostitutiva del 15 per cento, ridotta al 5 per cento per i primi cinque anni di nuova attività, calcolata su un reddito determinato forfettariamente applicando un coefficiente di redditività ai ricavi.
Per le attività di commercio al dettaglio il coefficiente di redditività è del 40 per cento. Questo significa che su 100.000 euro di ricavi, il reddito imponibile sarà di 40.000 euro, e l'imposta sostitutiva del 15 per cento ammonterà a 6.000 euro. Chi aderisce al forfettario non addebita l'IVA in fattura e non la detrae sugli acquisti, con una notevole semplificazione degli adempimenti.
Le imposte comunali completano il quadro tributario. L'IMU si applica sugli immobili diversi dall'abitazione principale, la TARI è la tassa sui rifiuti, e il TOSAP o COSAP sono i canoni per l'occupazione del suolo pubblico, rilevanti per chi ha dehors o esposizioni esterne.
La scelta del regime fiscale è una delle decisioni più importanti per chi avvia un'attività. Un buon consulente fiscale può aiutare a individuare la soluzione più vantaggiosa in base alle caratteristiche specifiche dell'impresa.