L'ALBA
Dopo la notte di tormento, l'innominato sente le campane. Vede la gente che va festosa verso il paese: il cardinale Federigo Borromeo e in visita pastorale. Decide di andare da lui.
L'INCONTRO CON IL CARDINALE
Il cardinale Borromeo accoglie l'innominato nel suo studio:
Dio! Dio! Dio! Se lo vedessi! Se lo sentissi! Dove e questo Dio?
L'innominato piange. L'uomo che ha fatto tremare la Lombardia piange come un bambino.
Il cardinale lo abbraccia:
Che Dio vi ha toccato il cuore, e vi fa suo.
La conversione non viene da un ragionamento teologico. Viene dal pianto. L'innominato non capisce Dio: lo sente. Il cardinale non lo giudica: lo accoglie.
LA LIBERAZIONE DI LUCIA
L'innominato libera Lucia personalmente. La porta giu dal castello e la consegna alla madre Agnese. E un uomo trasformato: d'ora in poi usera il suo potere per proteggere i deboli.
Lucia lo perdona.
IL CARDINALE FEDERIGO BORROMEO
Federigo Borromeo (1564-1631), arcivescovo di Milano, fondatore della Biblioteca Ambrosiana. Cugino di San Carlo Borromeo. Manzoni lo presenta come il modello del pastore: colto, umile, coraggioso.
DON ABBONDIO E IL CARDINALE
Dopo l'innominato, il cardinale convoca don Abbondio. La scena e uno dei vertici comici del romanzo. Il cardinale lo rimprovera per non aver difeso i suoi parrocchiani. Don Abbondio si giustifica:
Monsignore illustrissimo e reverendissimo, avro torto io. Quando la vita non si deve contare, non so cosa mi dire. Coraggio, uno non se lo puo dare.
L'argomento e disarmante nella sua onesta. E anche vero: il coraggio non si puo comprare. Ma il cardinale insiste: chi non ha il coraggio necessario al suo ufficio doveva scegliere un altro mestiere.
COMMENTO
La conversione dell'innominato e il centro del romanzo. Manzoni crede che il cambiamento sia possibile per tutti, anche per i peggiori. Ma la conversione non e magia: e dolore, crisi, crollo delle certezze e ricostruzione.
Don Abbondio e l'anticonversione: il cardinale gli mostra la verita, ma don Abbondio non cambia. Restera vigliacco fino alla fine.