IL TESTO: VERSI 1-21
Per me si va ne la citta dolente,
per me si va ne l'etterno dolore,
per me si va tra la perduta gente.
Giustizia mosse il mio alto fattore;
fecemi la divina podestate,
la somma sapienza e 'l primo amore.
Dinanzi a me non fuor cose create
se non etterne, e io etterno duro.
Lasciate ogne speranza, voi ch'intrate.
Queste parole di colore oscuro
vid'io scritte al sommo d'una porta;
per ch'io: Maestro, il senso lor m'e duro.
Ed elli a me, come persona accorta:
Qui si convien lasciare ogne sospetto;
ogne vilta convien che qui sia morta.
Noi siam venuti al loco ov'i' t'ho detto
che tu vedrai le genti dolorose
c'hanno perduto il ben de l'intelletto.
E poi che la sua mano a la mia puose
con lieto volto, ond'io mi confortai,
mi mise dentro a le segrete cose.
PARAFRASI
Attraverso me si entra nella citta del dolore, attraverso me si va nel dolore eterno, attraverso me si va tra le anime dannate. La giustizia divina spinse il mio creatore a costruirmi; mi fecero la potenza divina (il Padre), la suprema sapienza (il Figlio) e il primo amore (lo Spirito Santo). Prima di me non furono create cose se non eterne, e io duro in eterno. Abbandonate ogni speranza, voi che entrate.
GLI IGNAVI: VERSI 22-69
Appena entrato, Dante sente un tumulto terribile:
Quivi sospiri, pianti e alti guai
risonavan per l'aere sanza stelle,
per ch'io al cominciar ne lagrimai.
Diverse lingue, orribili favelle,
parole di dolore, accenti d'ira,
voci alte e fioche, e suon di man con elle
facevano un tumulto, il qual s'aggira
sempre in quell'aere sanza tempo tinta,
come la rena quando turbo spira.
Virgilio spiega con disprezzo chi sono:
Questo misero modo
tegnon l'anime triste di coloro
che visser sanza 'nfamia e sanza lodo.
Sono gli ignavi: coloro che in vita non scelsero mai, non presero posizione, non fecero ne il bene ne il male. Sono cosi spregevoli che ne il Cielo ne l'Inferno li vogliono: stanno nell'Antinferno.
La loro pena: corrono eternamente dietro un'insegna che gira vorticosamente, punti da vespe e mosconi, mentre vermi raccolgono il loro sangue e le loro lacrime.
Fama di loro il mondo esser non lassa;
misericordia e giustizia li sdegna:
non ragioniam di lor, ma guarda e passa.
Il mondo non conserva memoria di loro. Non parliamone neppure: guarda e passa. L'ignavia e per Dante il peccato piu vile: peggio del male e non scegliere nulla.
IL GRAN RIFIUTO
Tra gli ignavi Dante riconosce l'ombra di colui che fece per vilta il gran rifiuto. La tradizione lo identifica con Papa Celestino V, che nel 1294 abdico dopo cinque mesi di pontificato, aprendo la strada a Bonifacio VIII.
CARONTE
Dante e Virgilio arrivano sulla riva dell'Acheronte. Appare Caronte, il traghettatore:
Ed ecco verso noi venir per nave
un vecchio, bianco per antico pelo,
gridando: Guai a voi, anime prave!
Il canto si chiude con un terremoto e un lampo di luce rossa. Dante sviene e si ritrova dall'altra parte dell'Acheronte.
IMPORTANZA DEL CANTO
Il Canto III stabilisce l'architettura morale dell'Inferno. Dante ci dice che il peggio non e peccare, ma non vivere, non scegliere, restare neutrali. E un messaggio che attraversa i secoli.