La Divina Commedia

Inferno, Canto XXVI - Ulisse e il folle volo

Il canto piu avventuroso dellInferno: Ulisse racconta il suo ultimo viaggio oltre le Colonne dErcole

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L'OTTAVA BOLGIA: I CONSIGLIERI FRAUDOLENTI

Le anime sono avvolte in fiamme. Dante nota una fiamma doppia: dentro ci sono Ulisse e Diomede, puniti per i loro inganni durante la guerra di Troia.

IL RACCONTO DI ULISSE: VERSI 90-142 - TESTO INTEGRALE

Quando

mi diparti' da Circe, che sottrasse

me piu d'un anno la presso a Gaeta,

prima che si Enea la nomasse,

ne dolcezza di figlio, ne la pieta

del vecchio padre, ne 'l debito amore

lo qual dovea Penelopo far lieta,

vincer potero dentro a me l'ardore

ch'i' ebbi a divenir del mondo esperto

e de li vizi umani e del valore;

ma misi me per l'alto mare aperto

sol con un legno e con quella compagna

picciola da la qual non fui diserto.

Ne la dolcezza del figlio, ne la pieta per il padre, ne l'amore per Penelope poterono vincere l'ardore di conoscere il mondo. Si mise in mare aperto con una sola nave e pochi compagni fedeli.

L'ORAZIONE AI COMPAGNI

Arrivato alle Colonne d'Ercole, il limite del mondo conosciuto, Ulisse pronuncia il discorso piu celebre della Commedia:

O frati, dissi, che per cento milia

perigli siete giunti a l'occidente,

a questa tanto picciola vigilia

d'i nostri sensi ch'e del rimanente

non vogliate negar l'esperienza,

di retro al sol, del mondo sanza gente.

Considerate la vostra semenza:

fatti non foste a viver come bruti,

ma per seguir virtute e canoscenza.

Fratelli, che attraverso centomila pericoli siete giunti all'estremo occidente, non vogliate negare l'esperienza del mondo sconosciuto. Considerate la vostra origine: non foste creati per vivere come bestie, ma per seguire virtu e conoscenza.

Li miei compagni fec'io si aguti,

con questa orazion picciola, al cammino,

che a pena poscia li avrei ritenuti.

Con quel breve discorso li rese cosi desiderosi che a fatica li avrebbe trattenuti.

IL FOLLE VOLO E LA FINE

e volta nostra poppa nel mattino,

de' remi facemmo ali al folle volo,

sempre acquistando dal lato mancino.

Cinque volte racceso e tante casso

lo lume era di sotto da la luna,

poi che 'ntrati eravam ne l'alto passo,

quando n'apparve una montagna, bruna

per la distanza, e parvemi alta tanto

quanto veduta non aveo alcuna.

Noi ci allegrammo, e tosto torno in pianto;

che de la nova terra un turbo nacque

e percosse del legno il primo canto.

Tre volte il fe' girar con tutte l'acque;

a la quarta levar la poppa in suso

e la prora ire in giu, com'altrui piacque,

infin che 'l mar fu sovra noi richiuso.

Navigarono per cinque mesi. Apparve una montagna altissima: il Purgatorio. Si rallegrarono, ma un turbine colpi la nave, la fece girare tre volte, e alla quarta la poppa si alzo e la prua ando giu, come piacque a Dio, finche il mare si richiuse sopra di loro.

COMMENTO CRITICO

L'Ulisse dantesco non e quello di Omero. Dante non conosceva l'Odissea in greco. Il suo Ulisse non torna a Itaca: continua a navigare, spinto dalla sete di conoscenza. Ma e anche un dannato: il folle volo oltrepassa il limite imposto da Dio. La conoscenza senza fede porta alla rovina.

Fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtute e canoscenza: questo verso e diventato uno dei motti dell'umanita. Dante ammira Ulisse e lo condanna. Questa tensione rende il canto immortale.

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