LA PRIVATIZZAZIONE DEL PUBBLICO IMPIEGO
Il rapporto di lavoro alle dipendenze delle pubbliche amministrazioni ha subito, a partire dagli anni Novanta, un processo di riforma noto come privatizzazione o contrattualizzazione. Il decreto legislativo 3 febbraio 1993, numero 29, poi confluito nel decreto legislativo 30 marzo 2001, numero 165, il cosiddetto Testo Unico del Pubblico Impiego, ha stabilito che il rapporto di lavoro dei dipendenti pubblici è disciplinato dalle norme del Codice Civile e dalla contrattazione collettiva, salvo le materie riservate alla legge.
LE MATERIE RISERVATE ALLA LEGGE
L'articolo 2, comma 1, del decreto legislativo 165 del 2001 elenca le materie che restano disciplinate dalla legge e non dalla contrattazione collettiva: l'organizzazione degli uffici, le procedure concorsuali, le responsabilità, le incompatibilità e la determinazione delle dotazioni organiche. Queste materie sono sottratte alla disponibilità delle parti e rimangono oggetto di regolazione unilaterale da parte dell'amministrazione.
L'ACCESSO AL PUBBLICO IMPIEGO
L'articolo 97, quarto comma, della Costituzione stabilisce che agli impieghi nelle pubbliche amministrazioni si accede mediante concorso, salvo i casi stabiliti dalla legge. Il concorso pubblico è lo strumento ordinario di reclutamento del personale e deve garantire trasparenza, imparzialità e selezione dei candidati più meritevoli. L'articolo 35 del decreto legislativo 165 del 2001 disciplina le procedure di reclutamento, prevedendo l'adeguata pubblicità della selezione, l'adozione di meccanismi oggettivi e trasparenti e il rispetto delle pari opportunità.
I DIRITTI E I DOVERI DEL DIPENDENTE PUBBLICO
Il dipendente pubblico ha diritto alla retribuzione, alle ferie, ai permessi, alla progressione di carriera e alla tutela della salute e della sicurezza sul lavoro. Ha il dovere di svolgere le proprie funzioni con diligenza, di rispettare l'orario di lavoro, di osservare il segreto d'ufficio e di comportarsi in modo conforme al codice di comportamento. Il decreto del Presidente della Repubblica 62 del 2013 ha approvato il Codice di comportamento dei dipendenti pubblici, che stabilisce doveri minimi di diligenza, lealtà, imparzialità e buona condotta.
LA RESPONSABILITÀ DISCIPLINARE
Il dipendente pubblico che viola i doveri d'ufficio è soggetto a responsabilità disciplinare. Le sanzioni disciplinari vanno dal rimprovero verbale alla sospensione dal servizio con privazione della retribuzione, fino al licenziamento disciplinare. L'articolo 55 e seguenti del decreto legislativo 165 del 2001 disciplinano il procedimento disciplinare, che deve garantire il diritto di difesa del dipendente.
LA DIRIGENZA PUBBLICA
Il decreto legislativo 165 del 2001 disciplina la dirigenza pubblica, distinguendo tra dirigenti di prima fascia e dirigenti di seconda fascia. I dirigenti assumono la responsabilità della gestione e dei risultati, mentre gli organi politici definiscono gli obiettivi e i programmi. Questo principio di separazione tra politica e amministrazione è uno dei cardini del sistema.
LA CONTRATTAZIONE COLLETTIVA
I contratti collettivi nazionali di lavoro, negoziati dall'ARAN per conto delle amministrazioni pubbliche e dalle organizzazioni sindacali rappresentative, disciplinano il trattamento economico, l'orario di lavoro, le ferie, i permessi e le relazioni sindacali. I contratti integrativi, stipulati a livello di singola amministrazione, completano la disciplina con riferimento alle specificità locali.
SINTESI
Il pubblico impiego italiano è un sistema ibrido tra diritto pubblico e diritto privato. Il concorso, la contrattualizzazione, la separazione tra politica e gestione e la responsabilità disciplinare sono i pilastri della disciplina, la cui conoscenza è essenziale per qualsiasi candidato a un concorso pubblico.