Assistere l'alimentazione di una persona totalmente dipendente, incapace cioè di portare autonomamente il cibo alla bocca, è una delle procedure più frequenti nella pratica dell'OSS. È anche una di quelle in cui un errore tecnico, apparentemente minore, può avere conseguenze serie. Prima fra tutte, l'inalazione di cibo o di liquidi nelle vie respiratorie.
LA PREPARAZIONE PRIMA DEL PASTO
Prima di iniziare, l'operatore verifica l'identità della persona rispetto al vassoio ricevuto, controllando che la dieta corrisponda a quella prescritta, in particolare in presenza di consistenze modificate per disfagia o di restrizioni specifiche come una dieta iposodica o per diabetici. Si informa la persona di cosa sta per accadere, anche quando non è in grado di rispondere verbalmente, per rispetto della sua dignità e per favorire una minima collaborazione anche solo attraverso l'apertura della bocca. Si verifica che l'ambiente sia tranquillo, riducendo per quanto possibile le distrazioni, in particolare nelle persone con difficoltà cognitive, per cui un rumore di fondo può interrompere la concentrazione necessaria alla deglutizione sicura.
LA POSIZIONE CORRETTA
La postura è l'elemento tecnico più importante dell'intera procedura: la persona va posizionata seduta, o quantomeno con il busto sollevato a un angolo di almeno novanta gradi quando le condizioni cliniche lo consentono, mai sdraiata. Questa posizione sfrutta la gravità per favorire il passaggio del bolo verso lo stomaco e riduce significativamente il rischio che il cibo devii verso le vie respiratorie. La testa va mantenuta leggermente flessa in avanti, non iperestesa, poiché l'iperestensione del collo, contrariamente a quanto si potrebbe pensare, facilita l'apertura delle vie aeree e aumenta il rischio di inalazione.
LA TECNICA DI SOMMINISTRAZIONE
Il cibo va offerto con un cucchiaio di dimensioni adeguate, non eccessivamente colmo, posizionandolo lateralmente in bocca piuttosto che al centro, per stimolare meglio il riflesso della deglutizione nel lato più funzionale, in particolare nelle persone con esiti di ictus che presentano una debolezza unilaterale. Si attende che la persona abbia completato la deglutizione del boccone precedente, verificabile osservando il movimento della gola, prima di offrirne un altro: la fretta è probabilmente l'errore più frequente e più pericoloso in questa procedura. I liquidi, quando prescritti addensati per la presenza di disfagia, non vanno mai somministrati nella loro forma naturale anche se la quantità richiesta sembra minima, poiché sono proprio i liquidi non addensati il principale rischio di inalazione silente.
I SEGNALI DA OSSERVARE DURANTE IL PASTO
Durante l'intera procedura l'operatore osserva costantemente alcuni segnali di allarme: tosse durante o subito dopo la deglutizione, un cambiamento della voce che diventa umida o gorgogliante, residui di cibo che ristagnano visibilmente in bocca, lacrimazione improvvisa o arrossamento del viso, segni di difficoltà respiratoria. Alla comparsa di uno qualunque di questi segnali, il pasto va interrotto immediatamente, senza insistere né tentare di completare la porzione rimanente, e la situazione va segnalata.
DOPO IL PASTO
Al termine dell'alimentazione, la persona va mantenuta in posizione seduta o semiseduta per almeno venti-trenta minuti, per ridurre il rischio di reflusso e di inalazione tardiva, un dettaglio spesso trascurato ma clinicamente rilevante. Si procede infine all'igiene del cavo orale, rimuovendo eventuali residui di cibo, e si registra quanto effettivamente assunto rispetto a quanto servito, un'informazione preziosa per il monitoraggio nutrizionale complessivo della persona.