UC3 — Anatomia e fisiologia

L'apparato gastro-intestinale

Dal cavo orale all'intestino, un tubo lungo circa nove metri che l'OSS impara a conoscere attraverso ciò che l'utente mangia e ciò che elimina.

9 min di ascolto 597 parole Repertorio Regione Campania · EQF 3

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L'apparato digerente trasforma il cibo in nutrienti assimilabili dall'organismo ed elimina i residui non digeribili. Per l'OSS, che osserva quotidianamente cosa e quanto una persona mangia, e ne segue l'eliminazione, conoscerne il funzionamento essenziale permette di distinguere una variazione normale da un segnale clinico da riferire.

IL PERCORSO DEL CIBO

Il tubo digerente è un condotto continuo. Inizia con la cavità orale, dove la masticazione riduce il cibo in particelle più piccole, mentre la saliva inizia la digestione degli amidi. Prosegue poi con la faringe e con l'esofago, un condotto muscolare che spinge il bolo alimentare verso lo stomaco, attraverso contrazioni ritmiche chiamate movimenti peristaltici. Lo stomaco, una sacca muscolare capace di distendersi notevolmente, mescola il cibo con succhi gastrici fortemente acidi ed enzimi che avviano la digestione delle proteine, trasformando il contenuto in una poltiglia semiliquida chiamata chimo.

L'INTESTINO TENUE E L'ASSORBIMENTO

Il chimo passa quindi nell'intestino tenue, lungo circa sei metri e suddiviso in duodeno, digiuno e ileo, dove avviene la maggior parte della digestione e dell'assorbimento dei nutrienti. La parete interna dell'intestino tenue è rivestita da milioni di villi intestinali, minuscole proiezioni che aumentano enormemente la superficie di assorbimento, permettendo il passaggio di zuccheri semplici, amminoacidi, acidi grassi, vitamine e minerali nel sangue e nella linfa. In questo processo intervengono anche il fegato, che produce la bile per emulsionare i grassi, e il pancreas, che secerne enzimi digestivi e regola la glicemia attraverso l'insulina e il glucagone.

L'INTESTINO CRASSO E L'ELIMINAZIONE

Ciò che non viene assorbito passa nell'intestino crasso, più corto ma più largo del tenue, dove avviene principalmente il riassorbimento di acqua e la formazione delle feci. Nell'intestino crasso vive una vasta comunità di microrganismi, il microbiota intestinale, che contribuisce alla digestione di alcune fibre, alla sintesi di alcune vitamine e alla protezione contro microrganismi patogeni. Le feci vengono infine espulse attraverso il retto e l'ano, un processo regolato sia da meccanismi involontari sia dal controllo volontario dello sfintere anale esterno.

LA FREQUENZA E LA CONSISTENZA NORMALI

Non esiste una frequenza intestinale unica valida per tutti: può variare da tre evacuazioni al giorno a tre alla settimana, restando nella norma se costante nel tempo per quella persona. Ciò che l'OSS osserva con attenzione è la variazione rispetto all'abitudine individuale: una riduzione marcata della frequenza, feci molto dure o difficoltose da espellere configurano la stipsi, mentre un aumento della frequenza con feci molto liquide configura la diarrea. Entrambe le condizioni, se persistenti, vanno segnalate, così come la presenza di sangue, muco o colorazioni anomale nelle feci.

LE CONDIZIONI PIÙ FREQUENTI NELLA POPOLAZIONE ASSISTITA

La stipsi è particolarmente comune nelle persone anziane e allettate, per la ridotta motilità intestinale legata all'immobilità, per un'idratazione insufficiente, per una dieta povera di fibre e per l'uso di alcuni farmaci come gli oppiacei. Il reflusso gastroesofageo, in cui il contenuto acido dello stomaco risale nell'esofago, causa bruciore retrosternale, comunemente chiamato pirosi. La disfagia, difficoltà a deglutire, è un rischio serio soprattutto nelle persone con esiti di ictus o malattie neurodegenerative, per il pericolo di inalazione di cibo nelle vie respiratorie.

L'OSSERVAZIONE DELL'OSS SULL'APPARATO DIGERENTE

L'operatore osserva quanto cibo viene effettivamente consumato rispetto a quanto servito, la presenza di nausea, vomito, difficoltà a deglutire, dolore addominale o gonfiore. Registra la frequenza e le caratteristiche dell'evacuazione, segnalando ogni variazione significativa. Favorisce condizioni che sostengono la motilità intestinale, come un'adeguata idratazione, la mobilizzazione quando possibile e la privacy durante l'uso dei servizi igienici, poiché l'imbarazzo può inibire lo stimolo naturale all'evacuazione. Questa attenzione quotidiana, apparentemente semplice, è in realtà uno degli strumenti più efficaci di prevenzione delle complicanze intestinali nella persona fragile.

Domande dalla lezione

Circa quanto è lungo l'apparato gastro-intestinale nel suo complesso?
Circa nove metri, dal cavo orale all'intestino.
Attraverso cosa l'OSS impara a conoscere l'apparato gastro-intestinale della persona assistita?
Attraverso l'osservazione di ciò che l'assistito mangia e di ciò che elimina.
Un'alterazione nell'alimentazione o nell'eliminazione va considerata solo un fatto abitudinario?
No, va osservata con attenzione perché può indicare un cambiamento nello stato di salute.
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