Tre situazioni di emergenza che l'operatore socio-sanitario può incontrare nella vita quotidiana di una struttura o al domicilio richiedono un primo intervento tempestivo e corretto, in attesa dell'arrivo del personale sanitario o del sistema di emergenza: l'ustione, l'emorragia esterna e la crisi convulsiva.
LE USTIONI E IL PRIMO INTERVENTO
Davanti a un'ustione, il primo gesto è raffreddare immediatamente la zona colpita con acqua corrente a temperatura tiepida, non gelida, per almeno dieci-venti minuti, un intervento che riduce il danno termico ai tessuti anche quando eseguito con qualche minuto di ritardo rispetto all'evento. È fondamentale non applicare mai ghiaccio direttamente sull'ustione, perché il freddo eccessivo aggiunge un secondo danno tissutale a quello già causato dal calore. Non si applicano rimedi popolari come dentifricio, olio, burro o altre sostanze sulla zona ustionata, che possono favorire l'infezione e complicare la valutazione clinica successiva. Non si rompono le eventuali vesciche formatesi, che proteggono il tessuto sottostante. Sui vestiti aderenti alla cute ustionata non si esercita trazione: si taglia il tessuto intorno, lasciando in sede la parte aderente, che verrà gestita dal personale sanitario.
LE EMORRAGIE ESTERNE
Davanti a un'emorragia esterna, il primo intervento è la pressione diretta sulla ferita, esercitata con un panno pulito o una garza, mantenuta con costanza senza sollevare periodicamente per controllare, gesto che interromperebbe il processo di coagulazione in corso. Se possibile, l'arto sanguinante va sollevato al di sopra del livello del cuore, per ridurre la pressione del flusso sanguigno nella zona. Se il sanguinamento continua nonostante la pressione diretta, si applica una seconda medicazione sopra la prima, senza rimuovere quella già posizionata. L'uso del laccio emostatico, che blocca completamente la circolazione a monte della ferita, è riservato a emorragie massive e non controllabili altrimenti. Va applicato solo da personale addestrato, annotando sempre l'orario esatto di applicazione. Un laccio lasciato troppo a lungo può infatti causare danni permanenti al tessuto a valle.
LA CRISI CONVULSIVA
Davanti a una persona in crisi convulsiva, la priorità assoluta dell'operatore è proteggerla dai traumi, allontanando oggetti pericolosi nelle vicinanze e, se possibile, ponendo qualcosa di morbido sotto la testa per attutire gli urti contro il pavimento. Non si contiene mai la persona nei suoi movimenti, non si tenta di bloccare gli arti, e non si inserisce nulla in bocca, nemmeno un cucchiaio o un fazzoletto, nel tentativo, sbagliato e pericoloso, di evitare che si morda la lingua: questo gesto rischia di causare lesioni dentali o di ostruire le vie aeree. Si allenta invece ogni indumento stretto intorno al collo. Terminata la fase di scosse, quando i movimenti si arrestano, la persona va posizionata in posizione laterale di sicurezza, già affrontata in una lezione precedente, per proteggere le vie aeree durante la fase di recupero, generalmente caratterizzata da uno stato di confusione e sonnolenza. Si allerta sempre il soccorso sanitario, in particolare se la crisi supera i cinque minuti di durata, se si ripete senza recupero di coscienza tra un episodio e l'altro, o se si tratta del primo episodio convulsivo mai verificatosi nella persona.
IL RUOLO DELL'OSS IN TUTTE E TRE LE SITUAZIONI
In ciascuna di queste emergenze, il compito dell'OSS è di intervenire secondo queste regole essenziali, mantenere la calma, e allertare tempestivamente il personale sanitario o il sistema di emergenza territoriale, senza mai attendere un peggioramento prima di attivare l'aiuto necessario.