UC3 — Situazioni di salute e malattia

L'ipertensione arteriosa e il rischio cardiovascolare

Il nemico silenzioso: l'ipertensione raramente dà sintomi, ma è il principale fattore di rischio modificabile per ictus e infarto.

9 min di ascolto 560 parole Repertorio Regione Campania · EQF 3

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L'ipertensione arteriosa è tra le condizioni croniche più diffuse nella popolazione anziana, ed è definita spesso il nemico silenzioso perché, nella maggior parte dei casi, non produce sintomi evidenti fino a quando non ha già danneggiato organi bersaglio come cuore, reni, cervello e vasi sanguigni.

LA CLASSIFICAZIONE DEI VALORI PRESSORI

Le linee guida cliniche classificano la pressione arteriosa in categorie, che orientano le decisioni terapeutiche del medico: valori ottimali sono generalmente inferiori a centoventi di sistolica e ottanta di diastolica; valori normali-alti si collocano poco sopra; l'ipertensione di grado lieve, moderato e grave viene distinta secondo soglie progressivamente più elevate. È importante che l'OSS comprenda che una singola misurazione elevata non equivale a una diagnosi di ipertensione, che richiede invece misurazioni ripetute in condizioni standardizzate, spesso anche fuori dall'ambiente sanitario per escludere il cosiddetto effetto camice bianco, l'innalzamento della pressione legato all'ansia della misurazione in presenza di personale sanitario.

PERCHÉ L'IPERTENSIONE È PERICOLOSA

Una pressione elevata mantenuta nel tempo danneggia progressivamente le pareti delle arterie, favorendo l'aterosclerosi, l'indurimento e il restringimento dei vasi sanguigni. Questo processo aumenta il rischio di infarto del miocardio, di ictus cerebrale, sia ischemico sia emorragico, di insufficienza renale cronica, e di insufficienza cardiaca, poiché il cuore, per pompare contro una resistenza periferica aumentata, si ispessisce progressivamente fino a perdere efficienza. Per questo l'ipertensione è considerata il principale fattore di rischio cardiovascolare modificabile a livello di popolazione.

I FATTORI DI RISCHIO MODIFICABILI E NON MODIFICABILI

Alcuni fattori di rischio cardiovascolare non sono modificabili, come l'età, il sesso e la familiarità. Altri sono invece modificabili, e su questi si concentra la prevenzione: un'alimentazione ricca di sodio, la sedentarietà, il sovrappeso, il fumo di sigaretta, il consumo eccessivo di alcol, e uno stress cronico non gestito. L'OSS, pur non gestendo la terapia, contribuisce concretamente su alcuni di questi fronti: favorendo la mobilizzazione e l'attività fisica compatibile con le condizioni della persona, vigilando sull'apporto di sale nella dieta quando la persona segue un regime iposodico prescritto, e osservando l'aderenza della persona all'assunzione regolare della terapia antipertensiva.

I SEGNALI DI UNA CRISI IPERTENSIVA

L'ipertensione cronica è spesso asintomatica. Un innalzamento acuto e severo della pressione, detto crisi ipertensiva, può però manifestarsi con cefalea intensa, spesso occipitale, ronzii nelle orecchie, visione offuscata e nausea, e in alcuni casi con confusione o difficoltà a parlare. Sono segni che possono sovrapporsi a quelli di un ictus in corso, e che richiedono sempre una segnalazione immediata, non un'attesa prudente.

L'IPOTENSIONE ORTOSTATICA

Un aspetto speculare, particolarmente rilevante nella popolazione anziana e spesso legato proprio ai farmaci antipertensivi, è l'ipotensione ortostatica: un calo della pressione arteriosa che si verifica quando la persona passa rapidamente dalla posizione sdraiata o seduta a quella eretta, causando capogiro, visione a tunnel o vertigine, con un elevato rischio di caduta. L'OSS previene questo rischio incoraggiando la persona ad alzarsi gradualmente, con una pausa in posizione seduta prima di mettersi in piedi, soprattutto al risveglio mattutino, quando il fenomeno è più frequente.

IL RUOLO DELL'OSS NELL'OSSERVAZIONE PRESSORIA

L'operatore rileva la pressione arteriosa secondo le procedure previste, registra i valori con precisione, e osserva ogni deviazione significativa rispetto ai valori abituali della persona, segnalandola tempestivamente. Osserva inoltre l'aderenza alla terapia prescritta, senza mai modificarla autonomamente, e riferisce sintomi come cefalea intensa, vertigini frequenti o episodi di quasi-caduta legati a capogiro, che possono indicare la necessità di un adeguamento terapeutico da parte del medico.

Domande dalla lezione

Cosa si intende per effetto camice bianco?
L'innalzamento della pressione arteriosa legato all'ansia della misurazione in presenza di personale sanitario.
Quale fenomeno espone maggiormente l'anziano iperteso in terapia al rischio di caduta?
L'ipotensione ortostatica, il calo di pressione nel passaggio da sdraiato o seduto alla posizione eretta.
Quali segni possono indicare una crisi ipertensiva in atto?
Cefalea intensa, ronzii, visione offuscata, nausea, eventuale confusione.
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