Respirare è l'unico bisogno che non ammette rinvio. Si può stare giorni senza mangiare, ore senza bere, minuti senza respirare. Per questo il repertorio della Regione Campania colloca l'osservazione del respiro fra le competenze essenziali dell'operatore, e per questo nei quiz di concorso il respiro compare più spesso di quanto i candidati si aspettino. L'operatore non cura la funzione respiratoria: la osserva, la sostiene con la postura e con l'ambiente, e la segnala quando cambia.
CHE COSA SI GUARDA
Il respiro si guarda prima di contarlo. Si guarda il torace, se si alza da entrambi i lati e con quale ampiezza. Si guarda il colore della cute, delle labbra, dei letti ungueali. Si guarda la posizione che la persona ha scelto da sola, perché una persona che dorme seduta ha già detto qualcosa. Si guarda la parola: chi si ferma a metà di una frase per riprendere fiato è un paziente dispnoico anche se nessuno lo ha ancora scritto. Solo dopo si conta, e si conta senza avvisare, perché il respiro è l'unico parametro che il paziente modifica appena sa di essere osservato.
I VALORI DI RIFERIMENTO
Nell'adulto a riposo la frequenza respiratoria normale è compresa fra dodici e venti atti al minuto. Si chiama tachipnea una frequenza superiore a venti, bradipnea una frequenza inferiore a dodici, apnea l'arresto del respiro. Il respiro normale è regolare, silenzioso, senza sforzo, e si chiama eupnea. La saturazione dell'ossigeno nel sangue periferico, misurata con il saturimetro a dito, in una persona sana si colloca fra il novantacinque e il cento per cento. Un valore inferiore al novanta per cento è un valore da riferire subito. Nel bambino piccolo la frequenza è più alta, e nel neonato può superare i quaranta atti al minuto senza essere patologica.
I SEGNI DELLA DIFFICOLTÀ
La dispnea è la sensazione soggettiva di fame d'aria, e va creduta anche quando i numeri sembrano tranquilli. L'ortopnea è la dispnea che compare da sdraiati e migliora da seduti. La cianosi è il colorito bluastro di labbra, orecchie e unghie, e indica che il sangue trasporta poco ossigeno. Sono segni di allarme il respiro rumoroso, il rientramento della fossetta del collo e degli spazi fra le costole, l'impiego dei muscoli del collo e delle spalle per respirare, l'alitamento delle pinne nasali, l'incapacità di pronunciare una frase intera, l'agitazione improvvisa, la sonnolenza inspiegabile. L'agitazione, in particolare, è spesso il primo segno della carenza di ossigeno al cervello, e viene troppe volte scambiata per un problema di comportamento.
LE POSTURE CHE AIUTANO
La posizione semiseduta, con il tronco sollevato di circa quarantacinque gradi, allarga il torace, abbassa il diaframma e riduce il lavoro respiratorio. È la prima cosa che l'operatore può fare, prima ancora di chiamare. Nella grave difficoltà la persona sceglie da sé la posizione ortopnoica: seduta, con le braccia appoggiate in avanti su un tavolino, per fissare le spalle e usare i muscoli accessori. Non la si contraria. Il cambio di postura ogni due ore, la seduta fuori dal letto quando le condizioni lo consentono, l'invito a tossire e a respirare profondamente più volte al giorno prevengono il ristagno delle secrezioni e la polmonite di chi sta a letto. Un ambiente aerato, non fumoso, senza profumi intensi, con umidità adeguata, fa parte della cura.
L'OSSIGENO NON È UN'ARIA MIGLIORE
L'ossigeno è un farmaco. Ha una prescrizione medica, una dose espressa in litri al minuto o in percentuale, una via di somministrazione e degli effetti indesiderati. L'operatore non decide l'ossigeno, non ne aumenta il flusso perché il paziente sta peggio, non lo sospende perché il paziente sta meglio. Può accompagnare la persona che lo riceve. Controlla che gli occhialini nasali siano in sede, e non ledano il naso e i padiglioni auricolari. Controlla che la maschera aderisca senza schiacciare, che il tubo non sia piegato sotto una ruota o sotto un corpo, che l'acqua dell'umidificatore sia al livello giusto, e che il flussometro segni ancora il valore prescritto. Ogni scostamento si riferisce all'infermiere.
LA SICUREZZA DELL'OSSIGENO
L'ossigeno non brucia, ma fa bruciare tutto il resto: è un comburente. Dove c'è ossigeno non si fuma, non si usano fiamme libere, non si applicano creme grasse, vaselina o oli sul viso della persona, non si usano apparecchi che producono scintille. Le bombole si tengono in verticale, ancorate, lontane da fonti di calore, e non si maneggiano con mani unte. Le indicazioni di divieto vanno esposte e rispettate anche dai familiari, che spesso non le conoscono.
CIÒ CHE NON COMPETE ALL'OPERATORE
La broncoaspirazione delle vie aeree è un atto sanitario che non rientra nelle competenze dell'operatore socio sanitario. Non gli competono la gestione della cannula tracheostomica, la nebulizzazione di farmaci, la modifica dei parametri di un ventilatore. Gli compete predisporre il materiale, aiutare l'infermiere durante la manovra, sorvegliare la persona dopo, e riferire ciò che ha visto. Confondere collaborazione e sostituzione è l'errore che nei concorsi separa il candidato preparato da quello che ha soltanto studiato.
CHE COSA SI SEGNALA SUBITO
Comparsa o peggioramento della dispnea. Cianosi. Saturazione in discesa. Frequenza respiratoria sopra venti o sotto dodici. Respiro rumoroso, gorgogliante o sibilante. Tosse con espettorato che cambia colore o contiene sangue. Dolore toracico. Agitazione o sonnolenza improvvise. In tutti questi casi l'operatore non attende il giro successivo: solleva il tronco, non lascia la persona sola, e chiama.