La sicurezza nei luoghi di cura non riguarda soltanto la prevenzione delle infezioni, ma comprende anche rischi meno frequenti, per fortuna, ma potenzialmente molto gravi: l'incendio, l'uso scorretto dei gas medicali, il rischio elettrico e, su un piano diverso, l'usura psicologica del lavoro assistenziale.
LA PREVENZIONE E LA GESTIONE DEGLI INCENDI
In ogni struttura sanitaria o socio-assistenziale l'OSS deve conoscere il piano di emergenza specifico del reparto in cui opera: la posizione degli estintori e degli idranti, le vie di esodo, il punto di raccolta esterno, e il ruolo che gli viene assegnato in caso di allarme, che tipicamente comprende la messa in sicurezza degli assistiti non autosufficienti prima dell'evacuazione. La regola generale in caso di incendio è non utilizzare mai gli ascensori. Occorre chiudere le porte alle proprie spalle, per rallentare la propagazione del fumo. E occorre dare priorità all'evacuazione orizzontale, verso un compartimento sicuro adiacente, piuttosto che tentare subito le scale, quando la situazione degli assistiti lo rende più prudente.
LA SICUREZZA NELL'UTILIZZO DEI GAS MEDICALI
L'ossigeno terapeutico, il gas medicale più diffuso nell'assistenza, non è infiammabile di per sé ma alimenta violentemente la combustione: per questo è vietato fumare, usare fiamme libere o apparecchi elettrici non certificati in prossimità delle bombole in uso, ed è necessario maneggiare le bombole con cura, mantenendole in posizione verticale e assicurate, evitando urti che potrebbero danneggiare la valvola.
IL RISCHIO ELETTRICO
Le apparecchiature elettromedicali e gli impianti elettrici degli ambienti di cura richiedono un utilizzo attento: cavi visibilmente danneggiati, prese multiple sovraccaricate o apparecchi che presentano scintillii vanno segnalati immediatamente e mai utilizzati, per il rischio di folgorazione dell'operatore o dell'assistito.
LO STRESS LAVORO-CORRELATO E IL RISCHIO DI BURNOUT
Il lavoro dell'operatore socio-sanitario, per il contatto quotidiano con la sofferenza, la malattia e talvolta la morte, espone a un rischio specifico di logoramento psicologico, che la normativa sulla sicurezza del lavoro riconosce come stress lavoro-correlato. Il lavoro a turni, compresi quelli notturni, aggiunge un ulteriore fattore di affaticamento, agendo sui ritmi biologici dell'operatore. Il mobbing e le molestie sul luogo di lavoro rappresentano un ulteriore fattore di rischio psicosociale, che l'organizzazione ha l'obbligo di prevenire e che l'operatore ha il diritto di segnalare senza timore di ritorsioni.