Procedure operative

L'assistenza alla persona con febbre

La febbre non è il nemico: è la risposta di difesa dell'organismo. L'OSS non la combatte, ne accompagna il decorso in sicurezza.

9 min di ascolto 624 parole Repertorio Regione Campania · EQF 3

La febbre, o piressia, è un innalzamento della temperatura corporea al di sopra del valore abituale, generato dall'ipotalamo, il centro di termoregolazione dell'encefalo, in risposta a un'infezione o a un processo infiammatorio. Non è una malattia in sé, ma un meccanismo di difesa: comprenderla in questi termini orienta correttamente l'approccio assistenziale, che non mira a sopprimere sempre e comunque la febbre, ma ad accompagnarne il decorso in sicurezza e con il massimo comfort per la persona.

LE TRE FASI DELLA FEBBRE

La febbre si sviluppa classicamente in tre fasi. La fase prodromica o di invasione, in cui la temperatura sale, spesso accompagnata da brividi intensi, perché l'organismo percepisce come fredda la temperatura attuale rispetto al nuovo punto di regolazione impostato dall'ipotalamo. La fase di fastigio o acme, in cui la temperatura si stabilizza sul valore più elevato raggiunto, con pelle calda e arrossata, cefalea, dolori muscolari, e un aumento della frequenza cardiaca e respiratoria. La fase di defervescenza, in cui la temperatura scende verso i valori normali, accompagnata da sudorazione e vasodilatazione periferica: questo calo può avvenire gradualmente, per lisi, o rapidamente, per crisi.

LE DUE DIRETTRICI DELL'INTERVENTO

L'assistenza alla persona con febbre si articola su due livelli distinti. Il primo riguarda l'individuazione della causa e il trattamento farmacologico specifico, per esempio un antipiretico o un antibiotico se indicato, competenza esclusivamente medica e infermieristica. Il secondo riguarda le prestazioni assistenziali che favoriscono il comfort e la sicurezza della persona durante l'episodio febbrile, ambito in cui l'OSS ha un ruolo diretto e importante.

L'ASSISTENZA NELLA FASE DI BRIVIDO

Durante la fase di brivido, la persona percepisce freddo, nonostante la temperatura corporea sia già elevata. L'intervento assistenziale corretto è, controintuitivamente, fornire coperte o indumenti supplementari, per assecondare la sensazione soggettiva della persona e favorirne il comfort. Scoprirla in questa fase è un errore comune, ma inefficace, e fastidioso per l'assistito.

L'ASSISTENZA NELLA FASE DI ACME

Nella fase di temperatura stabilmente elevata, l'operatore favorisce il riposo a letto in un ambiente tranquillo, riducendo stimoli ambientali come il rumore e la luce intensa. Mantiene un'adeguata idratazione, offrendo liquidi con frequenza anche in assenza di richiesta esplicita, perché la febbre aumenta la perdita di liquidi attraverso la sudorazione e la respirazione più rapida. Monitora infine, con regolarità, i parametri vitali, poiché la febbre influenza la frequenza cardiaca, quella respiratoria e la pressione arteriosa.

L'ASSISTENZA NELLA FASE DI DEFERVESCENZA

Quando la temperatura inizia a scendere, spesso con sudorazione abbondante, l'operatore provvede al cambio della biancheria personale e del letto, che possono inzupparsi rapidamente, mantiene la persona asciutta per prevenire il raffreddamento e il disagio, e continua a favorire l'idratazione, poiché la sudorazione stessa comporta un'ulteriore perdita di liquidi.

LE COMPLICANZE DA SORVEGLIARE

Uno stato febbrile prolungato, in particolare in una persona già fragile o allettata, espone a complicanze che si sommano a quelle già note dell'immobilità: lesioni da pressione, per la permanenza a letto e la cute più fragile in caso di sudorazione persistente, stomatiti, per la secchezza delle mucose orali, trombosi venose, favorite dall'immobilità, e stitichezza, legata alla ridotta assunzione di liquidi e cibo. Nei bambini, la febbre elevata può inoltre associarsi a convulsioni febbrili, un evento che richiede l'immediato intervento sanitario: nell'attesa si mantiene la calma, si pone il bambino in decubito laterale per prevenire l'inalazione di saliva o vomito, non lo si scuote né si tenta di bloccarne i movimenti, e non si forza mai l'apertura della bocca.

QUANDO SEGNALARE CON URGENZA

Alcuni segni associati alla febbre richiedono una segnalazione immediata e non un'attesa: temperatura molto elevata, superiore a trentanove gradi e mezzo, febbre persistente da diversi giorni nonostante il trattamento, comparsa di confusione mentale improvvisa, rigidità del collo, eruzioni cutanee diffuse, o difficoltà respiratoria associata, tutti segnali che possono indicare un'infezione grave da valutare con urgenza.

Domande dalla lezione

Cosa si fa correttamente durante la fase di brivido della febbre?
Fornire coperte o indumenti supplementari, per assecondare la sensazione di freddo percepita dalla persona.
Quali sono le tre fasi classiche della febbre?
Fase prodromica o di invasione, fase di fastigio o acme, fase di defervescenza.
Cosa fare in attesa dei soccorsi durante una convulsione febbrile in un bambino?
Mantenere la calma, porre il bambino in decubito laterale, non scuoterlo né bloccarlo, non forzare l'apertura della bocca.
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