La febbre, o piressia, è un innalzamento della temperatura corporea al di sopra del valore abituale, generato dall'ipotalamo, il centro di termoregolazione dell'encefalo, in risposta a un'infezione o a un processo infiammatorio. Non è una malattia in sé, ma un meccanismo di difesa: comprenderla in questi termini orienta correttamente l'approccio assistenziale, che non mira a sopprimere sempre e comunque la febbre, ma ad accompagnarne il decorso in sicurezza e con il massimo comfort per la persona.
LE TRE FASI DELLA FEBBRE
La febbre si sviluppa classicamente in tre fasi. La fase prodromica o di invasione, in cui la temperatura sale, spesso accompagnata da brividi intensi, perché l'organismo percepisce come fredda la temperatura attuale rispetto al nuovo punto di regolazione impostato dall'ipotalamo. La fase di fastigio o acme, in cui la temperatura si stabilizza sul valore più elevato raggiunto, con pelle calda e arrossata, cefalea, dolori muscolari, e un aumento della frequenza cardiaca e respiratoria. La fase di defervescenza, in cui la temperatura scende verso i valori normali, accompagnata da sudorazione e vasodilatazione periferica: questo calo può avvenire gradualmente, per lisi, o rapidamente, per crisi.
LE DUE DIRETTRICI DELL'INTERVENTO
L'assistenza alla persona con febbre si articola su due livelli distinti. Il primo riguarda l'individuazione della causa e il trattamento farmacologico specifico, per esempio un antipiretico o un antibiotico se indicato, competenza esclusivamente medica e infermieristica. Il secondo riguarda le prestazioni assistenziali che favoriscono il comfort e la sicurezza della persona durante l'episodio febbrile, ambito in cui l'OSS ha un ruolo diretto e importante.
L'ASSISTENZA NELLA FASE DI BRIVIDO
Durante la fase di brivido, la persona percepisce freddo, nonostante la temperatura corporea sia già elevata. L'intervento assistenziale corretto è, controintuitivamente, fornire coperte o indumenti supplementari, per assecondare la sensazione soggettiva della persona e favorirne il comfort. Scoprirla in questa fase è un errore comune, ma inefficace, e fastidioso per l'assistito.
L'ASSISTENZA NELLA FASE DI ACME
Nella fase di temperatura stabilmente elevata, l'operatore favorisce il riposo a letto in un ambiente tranquillo, riducendo stimoli ambientali come il rumore e la luce intensa. Mantiene un'adeguata idratazione, offrendo liquidi con frequenza anche in assenza di richiesta esplicita, perché la febbre aumenta la perdita di liquidi attraverso la sudorazione e la respirazione più rapida. Monitora infine, con regolarità, i parametri vitali, poiché la febbre influenza la frequenza cardiaca, quella respiratoria e la pressione arteriosa.
L'ASSISTENZA NELLA FASE DI DEFERVESCENZA
Quando la temperatura inizia a scendere, spesso con sudorazione abbondante, l'operatore provvede al cambio della biancheria personale e del letto, che possono inzupparsi rapidamente, mantiene la persona asciutta per prevenire il raffreddamento e il disagio, e continua a favorire l'idratazione, poiché la sudorazione stessa comporta un'ulteriore perdita di liquidi.
LE COMPLICANZE DA SORVEGLIARE
Uno stato febbrile prolungato, in particolare in una persona già fragile o allettata, espone a complicanze che si sommano a quelle già note dell'immobilità: lesioni da pressione, per la permanenza a letto e la cute più fragile in caso di sudorazione persistente, stomatiti, per la secchezza delle mucose orali, trombosi venose, favorite dall'immobilità, e stitichezza, legata alla ridotta assunzione di liquidi e cibo. Nei bambini, la febbre elevata può inoltre associarsi a convulsioni febbrili, un evento che richiede l'immediato intervento sanitario: nell'attesa si mantiene la calma, si pone il bambino in decubito laterale per prevenire l'inalazione di saliva o vomito, non lo si scuote né si tenta di bloccarne i movimenti, e non si forza mai l'apertura della bocca.
QUANDO SEGNALARE CON URGENZA
Alcuni segni associati alla febbre richiedono una segnalazione immediata e non un'attesa: temperatura molto elevata, superiore a trentanove gradi e mezzo, febbre persistente da diversi giorni nonostante il trattamento, comparsa di confusione mentale improvvisa, rigidità del collo, eruzioni cutanee diffuse, o difficoltà respiratoria associata, tutti segnali che possono indicare un'infezione grave da valutare con urgenza.