Nausea e vomito sono tra i disturbi più frequenti nell'assistenza quotidiana, spesso considerati banali, ma che nella persona fragile, anziana o con ridotta mobilità possono comportare rischi concreti, in particolare quello di inalazione, se non gestiti con la tecnica corretta.
LA DIFFERENZA TRA NAUSEA E VOMITO
La nausea è la sensazione soggettiva di malessere addominale con imminente necessità di vomitare, che può manifestarsi anche senza che il vomito segua effettivamente. Il vomito è l'espulsione forzata del contenuto gastrico attraverso la bocca, un riflesso complesso coordinato da un centro specifico del tronco encefalico, che può essere scatenato da cause molto diverse tra loro: disturbi gastrointestinali, effetti collaterali di farmaci, vertigini, disturbi dell'orecchio interno, ansia, o come conseguenza di altre condizioni cliniche acute.
LA PREVENZIONE DEL RISCHIO DI INALAZIONE
Il rischio più temuto in presenza di vomito, in particolare nella persona con ridotta coscienza o con limitata capacità di proteggere autonomamente le proprie vie aeree, è l'inalazione del materiale vomitato nelle vie respiratorie. Per questo la prima regola assistenziale, valida sempre, è garantire una posizione sicura: se la persona è cosciente, la posizione seduta o semiseduta con il capo leggermente flesso in avanti favorisce l'espulsione del contenuto verso l'esterno; se la persona è incosciente o ha una ridotta capacità di proteggere le vie aeree, va posizionata su un fianco, nella posizione laterale di sicurezza già descritta in altre lezioni, mai supina.
LA GESTIONE PRATICA DELL'EPISODIO DI VOMITO
Durante l'episodio, l'operatore fornisce un contenitore adeguato, resta presente per rassicurare la persona, che spesso vive l'episodio con disagio e imbarazzo, ed evita di somministrare cibo o liquidi fino a quando l'episodio non si è stabilizzato. Al termine, offre acqua per sciacquare la bocca, senza deglutirla se la nausea persiste. Provvede quindi alla pulizia dell'ambiente e della persona, con attenzione particolare all'igiene del cavo orale. Il contenuto gastrico è infatti fortemente acido: può irritare rapidamente le mucose orali, e danneggiare lo smalto dentale, se non rimosso.
L'OSSERVAZIONE DA DESCRIVERE CON PRECISIONE
Ciò che l'OSS osserva e riferisce sull'episodio ha un valore clinico importante: la quantità approssimativa del vomito, il suo aspetto e colore, alimentare non digerito, biliare con colorazione verdastra, o ematico, la relazione temporale con i pasti, se il vomito compare subito dopo aver mangiato o a distanza di ore, la presenza di altri sintomi associati come dolore addominale, febbre, vertigini o cefalea, e la frequenza degli episodi nell'arco della giornata. La presenza di sangue nel vomito, l'ematemesi già incontrata come segno clinico, richiede sempre una segnalazione urgente, così come un vomito a getto, improvviso e senza il preludio di nausea, che può essere associato a un aumento della pressione intracranica.
IL RISCHIO DI DISIDRATAZIONE
Episodi di vomito ripetuti, in particolare se associati a diarrea, espongono rapidamente al rischio di disidratazione, un rischio ancora più concreto nella persona anziana, nel bambino piccolo, o in chi assume diuretici. L'operatore favorisce la reidratazione non appena l'episodio si è stabilizzato, offrendo piccole quantità di liquidi a intervalli ravvicinati piuttosto che grandi volumi in un'unica somministrazione, poiché quest'ultima strategia rischia di scatenare un nuovo episodio di vomito.
LA GESTIONE DEL DISAGIO PSICOLOGICO
Un episodio di vomito genera spesso vergogna e imbarazzo nella persona assistita, soprattutto se avvenuto senza riuscire a raggiungere in tempo il bagno o un contenitore. È un vissuto che l'operatore accoglie senza sottolineare l'accaduto, agendo con naturalezza tecnica e rispetto. Allo stesso modo con cui si gestirebbe qualunque altro bisogno corporeo della persona.