Procedure operative

Tecniche di cura della cute: frizioni e impacchi caldi e freddi

Frizionare una zona già arrossata non la protegge: rischia di peggiorare un danno tissutale che è già in corso.

6 min di ascolto 423 parole Repertorio Regione Campania · EQF 3

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Alcune tecniche semplici di cura della cute, come le frizioni e gli impacchi, fanno parte del bagaglio quotidiano dell'operatore socio-sanitario, ma il loro utilizzo corretto richiede la conoscenza di alcune regole precise, che evitano di trasformare un gesto di comfort in un danno per la persona assistita.

LE FRIZIONI CUTANEE

La frizione della cute, effettuata generalmente con creme emollienti durante l'igiene o il cambio di posizione, favorisce la circolazione sanguigna locale e mantiene elastici i tessuti, riducendo il rischio di secchezza cutanea. Tuttavia, le frizioni in zone del corpo arrossate sono controindicate: se la cute presenta già un arrossamento, specialmente in corrispondenza di una prominenza ossea, la frizione va evitata, perché l'attrito meccanico su un tessuto già sofferente rischia di aggravare il danno, favorendo l'insorgenza o il peggioramento di una lesione da pressione, anziché prevenirla. In presenza di un arrossamento, la zona va invece scaricata dalla pressione e osservata, senza sottoporla a manipolazione meccanica.

GLI IMPACCHI FREDDI

Gli impacchi freddi determinano una vasocostrizione locale, cioè un restringimento dei vasi sanguigni della zona trattata, con conseguente riduzione del flusso di sangue, dell'edema e della sensibilità dolorosa locale. Per questo motivo il freddo è indicato nelle prime fasi di un trauma, come una contusione o una distorsione recente, per limitare la formazione di gonfiore ed ematoma, e in alcune situazioni di febbre elevata o per ridurre localmente l'infiammazione. L'impacco freddo non va mai applicato direttamente sulla cute, ma sempre interposto con un panno, e per un tempo limitato, generalmente non oltre quindici-venti minuti, per evitare il rischio di danno tissutale da freddo eccessivo.

GLI IMPACCHI CALDI

Gli impacchi caldi hanno l'effetto opposto: determinano vasodilatazione, cioè un aumento del calibro dei vasi sanguigni locali, con incremento del flusso ematico, effetto rilassante sulla muscolatura e azione lenitiva sul dolore di tipo cronico o muscolare. Il calore è indicato per esempio in caso di contratture muscolari o rigidità articolare, ma va evitato nella fase acuta di un trauma recente, dove rischierebbe di favorire il sanguinamento e il gonfiore anziché limitarlo.

LE CONTROINDICAZIONI COMUNI

Sia il caldo sia il freddo vanno utilizzati con cautela nelle persone con ridotta sensibilità cutanea, per esempio in presenza di neuropatia diabetica, poiché la persona potrebbe non avvertire tempestivamente un danno da temperatura eccessiva, e nelle zone di cute già compromessa da lesioni in atto.

IL RUOLO DELL'OSS

L'applicazione di impacchi caldi o freddi con finalità terapeutica specifica segue sempre un'indicazione del personale sanitario; l'OSS collabora nell'esecuzione pratica, controllando periodicamente la cute della zona trattata per individuare tempestivamente ogni segno di reazione cutanea anomala.

Domande dalla lezione

Le frizioni in zone del corpo arrossate sono indicate o controindicate?
Sono controindicate, perché l'attrito su un tessuto già sofferente rischia di aggravare il danno.
Cosa determinano gli impacchi freddi a livello locale?
Una vasocostrizione, con riduzione del flusso sanguigno, dell'edema e della sensibilità dolorosa.
Per quanto tempo massimo va generalmente applicato un impacco freddo?
Non oltre quindici-venti minuti.
In quale fase di un trauma è indicato il calore anziché il freddo?
Non nella fase acuta recente, ma successivamente, per contratture o rigidità, quando il rischio di sanguinamento è superato.
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