Il sonno viene trattato, nelle corsie e nelle case di riposo, come lo spazio vuoto fra la fine di un turno e l'inizio di un altro. In realtà è una funzione biologica attiva, durante la quale il corpo ripara i tessuti, consolida la memoria, regola gli ormoni e rinforza le difese immunitarie. Chi non dorme non guarisce, mangia meno, cade di più, si confonde prima. L'operatore socio sanitario è, di tutta l'équipe, la figura che sta accanto alla persona nelle ore in cui il sonno accade o non accade.
COME È FATTO IL SONNO
Il sonno si organizza in cicli della durata media di novanta minuti, che si ripetono quattro o cinque volte per notte. Ogni ciclo alterna una fase senza movimenti oculari rapidi, che si approfondisce progressivamente ed è la fase del riposo fisico, e una fase con movimenti oculari rapidi, nella quale compaiono i sogni e si consolida la memoria. Il riposo è cosa diversa dal sonno: è l'assenza di sforzo fisico e mentale, e può esistere a occhi aperti. Una persona allettata può riposare pochissimo pur restando immobile per ore.
IL SONNO DELL'ANZIANO
Con l'età il sonno cambia, e non è una malattia. Si riduce la quota di sonno profondo, aumentano i risvegli notturni, il ritmo si anticipa: si ha sonno prima la sera e ci si sveglia prima la mattina. La persona anziana dorme meno di notte e recupera di giorno, e i sonnellini pomeridiani lunghi rendono la notte ancora più frammentata. A questo si aggiungono la nicturia, cioè la necessità di urinare più volte, il dolore osteoarticolare, la dispnea da sdraiati, l'ansia. Riconoscere queste cause è già metà del lavoro.
CHE COSA IMPEDISCE DI DORMIRE IN UN LUOGO DI CURA
Il rumore delle porte, dei carrelli, degli allarmi, delle voci nel corridoio. La luce accesa nei corridoi e proiettata nelle stanze. I controlli notturni ravvicinati. Le terapie e i prelievi programmati all'alba. Il dolore non riferito e quindi non trattato. La vescica piena e la paura di chiamare. La condivisione della stanza con un compagno che si lamenta. La paura, che di notte non ha nome ma ha peso. Nessuno di questi fattori si risolve con un farmaco.
L'IGIENE DEL SONNO
Si chiama così l'insieme delle misure che favoriscono il sonno naturale. Mantenere orari regolari di coricamento e di risveglio. Esporre la persona alla luce del giorno e, quando possibile, al movimento. Limitare il sonnellino pomeridiano a mezz'ora e non oltre le prime ore del pomeriggio. Evitare caffè, tè e bevande eccitanti dal pomeriggio in poi. Cenare presto e leggero. Ridurre i liquidi nelle ore serali senza mai disidratare la persona. Accompagnare al bagno prima di coricarsi. Rifare il letto senza pieghe, controllare che l'incontinenza non abbia bagnato la traversa, verificare la temperatura della stanza, che di notte sta bene fra i diciotto e i venti gradi. Spegnere la luce grande e lasciare una luce bassa di orientamento. Rispettare i riti personali: la preghiera, la radio a volume basso, la fotografia sul comodino, il bicchiere d'acqua a portata di mano.
QUANDO IL SONNO SI ROMPE DAVVERO
Il delirium è uno stato confusionale acuto, a insorgenza rapida e andamento fluttuante, con disattenzione, disorientamento, a volte allucinazioni. Peggiora verso sera, e per questo si parla di sindrome del tramonto. Non è demenza, non è capriccio, non è cattiveria: è una condizione clinica, spesso provocata da un'infezione urinaria, dalla disidratazione, dal dolore, dalla ritenzione di urina, da un farmaco nuovo. La persona che di notte diventa agitata, si alza, non riconosce i luoghi, va segnalata subito, perché la causa è quasi sempre curabile.
CIÒ CHE NON SI FA MAI
Non si somministra alcun farmaco per dormire di propria iniziativa, neppure una tisana che la famiglia ha portato, senza che l'infermiere ne sia informato. Non si usa la contenzione fisica come rimedio all'insonnia o all'agitazione notturna: la contenzione è un atto eccezionale, prescritto, motivato, documentato e limitato nel tempo, e la letteratura ha dimostrato che aumenta cadute, lesioni e mortalità. Non si spengono i campanelli. Non si liquida la richiesta notturna di compagnia come un capriccio: spesso è paura di morire, e chiede solo che qualcuno resti tre minuti.
CHE COSA SI OSSERVA E SI RIFERISCE
A che ora la persona si è addormentata e a che ora si è svegliata. Quante volte si è alzata e per quale motivo. Se ha lamentato dolore, e dove. Se il respiro nel sonno era rumoroso o interrotto da pause. Se ha assunto qualcosa. Se è comparsa confusione. Se al mattino appare riposata oppure no. Sono osservazioni che nessuno può fare al posto dell'operatore, e che in un piano assistenziale valgono quanto un esame. Il sonno di una persona assistita non è un fatto privato: è un dato clinico, e come tale si riferisce e si scrive.