Vestirsi è l'ultima cosa che una persona smette di fare da sola e la prima che chiede di tornare a fare. Un abito proprio, indossato al mattino, dice alla persona che la giornata esiste, che ci sarà un dopo, che qualcuno la vede. La camicia da notte tenuta fino a sera dice il contrario. Il repertorio regionale iscrive l'abbigliamento fra le attività di vita quotidiana, e nei concorsi lo si ritrova nelle domande sull'autonomia residua e sulla prevenzione delle cadute.
FARE CON, NON FARE AL POSTO DI
La regola generale vale qui come altrove. All'operatore compete valutare che cosa la persona sa ancora fare, preparare l'ambiente e i capi, dare il tempo, e compensare soltanto la parte mancante. Si posano gli indumenti in ordine di vestizione, si nomina ogni passaggio, si lascia scegliere il colore e il capo, si aspetta. Vestire una persona in novanta secondi al posto suo è più rapido, e le toglie un pezzo di autonomia ogni giorno.
LA REGOLA DELLA SEQUENZA
Quando un arto è dolente, paretico, ingessato o portatore di una via venosa, si segue una sola regola, e non ammette eccezioni. Nel vestire si comincia dal lato malato. Nello svestire si comincia dal lato sano. Così l'arto compromesso passa sempre attraverso il capo già aperto, non viene tirato né ruotato, e la spalla non si lussa. Chi conosce questa regola non sbaglia mai una manica; chi non la conosce provoca dolore, e talvolta un danno. Nella persona con via infusionale, la sacca e la linea si fanno passare prima dell'arto, e non si scollega nulla.
LA SCELTA DEGLI INDUMENTI
Comodi, della taglia giusta, in tessuti naturali e traspiranti, con aperture ampie e chiusure semplici. Meglio il velcro dei bottoni piccoli, meglio la cerniera anteriore della cerniera dietro la schiena, meglio la maglia larga della maglia aderente. Si evitano elastici stretti a polso, caviglia e vita, che segnano e comprimono. Si evitano capi bagnati, sporchi o umidi, perché la cute macerata si lesiona. Nella persona incontinente si preferiscono capi che si aprano senza essere sfilati dalla testa. Gli indumenti sono personali: hanno un nome, un armadio e una storia. Non si scambiano.
LE CALZATURE E LE CADUTE
Le calzature sono un presidio antinfortunistico. Devono essere chiuse dietro, con suola antiscivolo, allacciate o con chiusura a strappo, del numero corretto, indossate su calza asciutta. Le ciabatte aperte, le pantofole slabbrate e i calzini soli sul pavimento lucido sono, insieme, la causa banale di una quota consistente delle cadute nelle strutture. Un piede che non è saldo nella scarpa cerca la stabilità con la caviglia, e la caviglia la cerca con il fianco: da lì alla frattura del femore la strada è breve. Prima di far alzare una persona si guardano sempre le scarpe.
BARBA, CAPELLI, UNGHIE
La rasatura si fa con rasoio personale, monouso o elettrico, mai condiviso, dopo aver ammorbidito la cute; nella persona in terapia anticoagulante è preferibile il rasoio elettrico. I capelli si lavano e si pettinano, anche a letto, con l'apposita conchiglia: nessuno si sente vivo con i capelli sporchi. Le unghie delle mani si tagliano dritte e si limano. Le unghie dei piedi sono un capitolo a parte: nella persona diabetica, nel vasculopatico e in chi ha neuropatia periferica non si tagliano le unghie e non si rimuovono calli o duroni, perché una minima ferita può aprire un'ulcera che non guarisce. Si osserva, si idrata, si segnala, e ci si rivolge all'infermiere o al podologo. Questa è una domanda ricorrente nei quiz, ed è una regola che salva piedi.
LE PROTESI E GLI AUSILI
Occhiali, apparecchi acustici, protesi dentarie e busti non sono accessori: sono parti del corpo sociale della persona. Si mettono al mattino e si tolgono la sera, si puliscono ogni giorno, si custodiscono in un contenitore identificato con il nome. Una protesi dentaria si lava fuori dalla bocca, sopra una bacinella con un fondo d'acqua, perché se cade si rompe. Un anziano senza occhiali e senza apparecchio acustico appare confuso: molte diagnosi affrettate di demenza nascono da una batteria scarica.
IL PUDORE E LA SCELTA
Si chiude la porta. Si tira la tenda. Si scopre soltanto la parte del corpo su cui si sta lavorando. Si chiede il permesso prima di toccare e si annuncia ogni gesto. Si offre una scelta reale, non simbolica: la camicia azzurra o quella verde, oggi. Anche la persona con demenza avanzata riconosce il tono di chi chiede e quello di chi dispone. Vestire qualcuno è la più quotidiana delle azioni assistenziali e la più esposta: è lì che si vede, senza possibilità di finzione, se davanti c'è un corpo da sistemare o una persona da accompagnare.