Il diabete mellito è tra le condizioni croniche più diffuse nella popolazione assistita, in particolare tra gli anziani, e la sua gestione quotidiana coinvolge l'OSS soprattutto sul fronte dell'osservazione e del monitoraggio della glicemia, pur restando la terapia farmacologica di competenza medica e infermieristica.
I VALORI DI RIFERIMENTO
La glicemia normale a digiuno si colloca generalmente tra settanta e novantanove milligrammi per decilitro. Valori a digiuno compresi tra cento e centoventicinque configurano un'alterata glicemia a digiuno, una condizione intermedia da monitorare, mentre valori uguali o superiori a centoventisei confermati in più occasioni indicano diabete. Dopo i pasti, la glicemia sale fisiologicamente, ma un valore che supera i centottanta milligrammi per decilitro due ore dopo il pasto è considerato iperglicemia post-prandiale.
L'IPOGLICEMIA: RICONOSCERLA IN TEMPO
Si parla di ipoglicemia quando la glicemia scende sotto i settanta milligrammi per decilitro, una soglia sotto la quale le cellule dell'organismo, in particolare quelle cerebrali che dipendono quasi esclusivamente dal glucosio, iniziano a soffrire. I sintomi iniziali, legati alla risposta adrenergica dell'organismo, comprendono sudorazione fredda, tremore, palpitazioni, fame improvvisa e intensa, irritabilità o ansia. Se non corretta, l'ipoglicemia progredisce verso sintomi neurologici più gravi: confusione, difficoltà a parlare, visione offuscata, fino alla perdita di coscienza e alle convulsioni nei casi più severi. È una condizione che richiede un intervento rapido: nella persona cosciente si somministrano zuccheri semplici a rapido assorbimento, per esempio succo di frutta zuccherato o zollette di zucchero, seguiti dopo un quarto d'ora da un carboidrato complesso come pane o cracker, per stabilizzare il valore nel tempo; nella persona incosciente non si somministra mai nulla per via orale, per il rischio di soffocamento, e si allerta immediatamente il soccorso sanitario.
L'IPERGLICEMIA E I SUOI SEGNALI
L'iperglicemia si manifesta più gradualmente dell'ipoglicemia, con sete intensa, urinazione frequente e abbondante, stanchezza, secchezza delle mucose, e talvolta un caratteristico odore di acetone nell'alito. Se protratta e non corretta, può evolvere verso complicanze metaboliche gravi come la chetoacidosi diabetica, tipica del diabete di tipo uno, o il coma iperosmolare, più frequente nell'anziano con diabete di tipo due, entrambe condizioni che richiedono un intervento medico urgente.
IL MONITORAGGIO CAPILLARE DELLA GLICEMIA
La misurazione della glicemia capillare, tramite pungidito e glucometro portatile, è una procedura che l'OSS può eseguire secondo le indicazioni e la formazione specifica ricevuta nella struttura, sempre nel rispetto delle procedure locali e della supervisione infermieristica per l'interpretazione clinica del risultato. La procedura prevede l'igiene delle mani, l'uso di un dispositivo pungidito monouso, la raccolta di una goccia di sangue capillare, generalmente dal polpastrello, e la lettura del valore sul display del glucometro, che va sempre registrato con l'orario della rilevazione e il rapporto con l'ultimo pasto.
L'ALIMENTAZIONE NELLA PERSONA DIABETICA
L'OSS collabora, senza gestire autonomamente la dieta, a verificare che il vassoio servito corrisponda alle indicazioni previste per la persona diabetica. Il controllo riguarda la quantità e la qualità dei carboidrati, e la distribuzione regolare dei pasti nell'arco della giornata, per evitare oscillazioni glicemiche brusche. Serve un'attenzione particolare quando la persona assume farmaci ipoglicemizzanti o insulina: un pasto saltato, o ritardato dopo la somministrazione di questi farmaci, è una delle cause più frequenti di ipoglicemia evitabile.
PERCHÉ QUESTA CONOSCENZA È CENTRALE PER L'OSS
L'operatore socio-sanitario, presente spesso nei momenti dei pasti e nelle ore di maggiore variabilità glicemica, è nella posizione ideale per osservare i primi segnali di uno squilibrio, prima che diventi un'emergenza clinica conclamata. Riconoscere tempestivamente sudorazione fredda e tremore in una persona diabetica nota, o al contrario sete intensa e stanchezza marcata, e segnalarli immediatamente, può fare la differenza tra un intervento semplice e tempestivo e un ricovero d'urgenza.