Il concorso non premia chi sa di più. Premia chi, in sessanta minuti, riconosce la risposta esatta più volte degli altri. Sono due abilità diverse, e la seconda si allena. Un candidato che ha lavorato tre anni in reparto conosce la materia meglio di chiunque, e può ugualmente uscire dall'aula con un punteggio mediocre, perché non ha mai esercitato il gesto rapido del riconoscimento. La preparazione, allora, si costruisce su due binari: lo studio del contenuto e l'allenamento alla forma.
IL PROGRAMMA È NEL BANDO
Il primo errore è studiare tutto. Il programma d'esame è scritto nel bando ed è il perimetro esatto della prova. Si copia su un foglio, si trasforma in un elenco di argomenti, e accanto a ciascuno si scrive un numero da uno a tre: uno se l'argomento è padroneggiato, due se è incerto, tre se è nuovo. Il tempo di studio si distribuisce al contrario del numero: la maggior parte alle materie con tre.
IL CALENDARIO A RITROSO
Si parte dalla data della prova e si torna indietro. Se restano otto settimane, le prime cinque servono al contenuto, le due successive alla ripetizione e alle simulazioni, l'ultima soltanto al ripasso e al riposo. Ogni giorno un blocco unico, non troppo lungo: quarantacinque minuti di studio e dieci di pausa reggono meglio di tre ore di lettura passiva. E ogni sessione si chiude non con la lettura di una pagina nuova, ma con dieci domande su ciò che si è appena letto. Le informazioni si fissano quando vengono richiamate, non quando vengono lette.
LA BANCA DATI
Molti bandi pubblicano la banca dati dei quesiti, spesso alcune settimane prima della prova. Se esiste, cambia tutto: la si scarica, la si divide per argomenti e la si affronta a blocchi, segnando ogni domanda sbagliata. Le domande sbagliate sono l'unica cosa che merita di essere ripassata. Se la banca dati non esiste, si usano i quesiti dei concorsi precedenti dello stesso ente: le commissioni cambiano poco, e le domande somigliano.
COME SI LEGGE UNA DOMANDA
La domanda va letta due volte, e la seconda serve a cercare la trappola. Le trappole sono poche e ricorrenti. La negazione nascosta: quale delle seguenti affermazioni non è corretta. Gli assoluti: sempre, mai, tutti, esclusivamente, in ogni caso. Un'affermazione assoluta, in ambito assistenziale, è quasi sempre falsa, perché la clinica vive di eccezioni. Le risposte che dicono la stessa cosa con parole diverse: se due opzioni sono sinonimi, nessuna delle due è quella giusta. E l'opzione che nomina un compito che l'Operatore Socio Sanitario non può svolgere in autonomia: quando compare, quasi sempre è lì per essere scartata.
IL TEMPO E L'ORDINE
Alla prova, prima si percorre l'intero questionario rispondendo soltanto alle domande sicure. Poi si torna sulle incerte. Le domande da lasciare per ultime sono quelle che richiedono un calcolo o una sequenza. Se il bando penalizza l'errore, si risponde solo quando si riesce a escludere almeno due opzioni. Se l'errore non è penalizzato, non si lascia mai una casella vuota. È una scelta aritmetica, non un atto di coraggio.
LA SIMULAZIONE
Nelle due settimane prima della prova si fanno almeno tre simulazioni complete: stesso numero di quesiti, stesso tempo, cronometro sul tavolo, telefono in un'altra stanza. Ogni simulazione va corretta lo stesso giorno, e ogni errore va riscritto a mano su un quaderno, con accanto la ragione dell'errore. Non conoscevo la nozione, oppure ho letto male, oppure ho cambiato idea all'ultimo. Sono tre malattie diverse e hanno tre cure diverse.
L'ULTIMA SETTIMANA
Non si studiano argomenti nuovi. Si rilegge il quaderno degli errori, si ripassano le sequenze operative, si controlla la convocazione sul portale, si prepara il documento di identità e si guarda la strada per la sede della prova. La sera prima si dorme. Nessuna nozione appresa alle due di notte ha mai fatto vincere un concorso; molte ore di sonno perdute lo hanno fatto perdere.