Il Repertorio chiede esplicitamente all'OSS di conoscere gli stereotipi e i pregiudizi sui disturbi psichiatrici, un punto che segnala quanto lo stigma sia considerato, a ragione, un ostacolo clinico e non solo un problema culturale astratto.
CHE COS'È LO STIGMA E COME AGISCE
Lo stigma verso la malattia mentale si manifesta su più livelli: lo stigma pubblico, fatto di stereotipi diffusi nella popolazione generale, come l'associazione automatica tra disturbo psichiatrico e pericolosità, un'associazione smentita dai dati epidemiologici, che mostrano come le persone con disturbi psichiatrici siano più spesso vittime che autrici di violenza; lo stigma strutturale, che si traduce in politiche, finanziamenti e organizzazione dei servizi meno favorevoli rispetto ad altre aree della salute; e lo stigma internalizzato, quando la persona stessa interiorizza il pregiudizio sociale, sviluppando vergogna, isolamento e minore propensione a cercare aiuto.
LE CONSEGUENZE CLINICHE DELLO STIGMA
Lo stigma non è solo un'ingiustizia: ha conseguenze cliniche misurabili. Ritarda l'accesso alle cure, perché la persona teme il giudizio sociale legato a una diagnosi psichiatrica; riduce l'aderenza ai trattamenti, per lo stesso motivo; aggrava l'isolamento sociale, che è a sua volta un fattore di rischio per il peggioramento di molti disturbi. Anche il personale sanitario, se non adeguatamente formato, può involontariamente veicolare stigma attraverso il linguaggio o gli atteggiamenti, per esempio minimizzando sintomi fisici in una persona con diagnosi psichiatrica, un fenomeno documentato in letteratura come overshadowing diagnostico.
L'ORGANIZZAZIONE DEI SERVIZI DI SALUTE MENTALE
In Italia, dopo la legge centottanta del millenovecentosettantotto, la cosiddetta Legge Basaglia, che ha sancito il superamento dei manicomi, l'assistenza psichiatrica si è riorganizzata attorno al Dipartimento di Salute Mentale, presente in ogni Azienda Sanitaria Locale, che coordina diverse strutture territoriali: il Centro di Salute Mentale, punto di riferimento ambulatoriale per la presa in carico continuativa; il Servizio Psichiatrico di Diagnosi e Cura, collocato all'interno degli ospedali generali per i ricoveri in fase acuta; le strutture residenziali e semiresidenziali, destinate a percorsi riabilitativi di media e lunga durata per le persone che non possono, temporaneamente o stabilmente, vivere in autonomia.
I PRINCIPALI DISTURBI E I SEGNI DI ALLERTA
Senza entrare in una classificazione diagnostica che non compete all'OSS, è utile riconoscere alcuni segni generali che meritano attenzione e segnalazione: un cambiamento marcato e prolungato dell'umore, un isolamento sociale crescente e non giustificato da altre cause, alterazioni significative del sonno o dell'appetito, espressioni di disperazione o di idee autolesive, che vanno sempre segnalate con urgenza, mai minimizzate né tenute per sé.
IL LAVORO D'ÉQUIPE IN PSICHIATRIA
L'assistenza psichiatrica territoriale si fonda su un lavoro multiprofessionale che coinvolge psichiatri, infermieri, psicologi, educatori, assistenti sociali e, sempre più spesso, operatori socio-sanitari, in un modello che integra la componente farmacologica con quella riabilitativa e sociale. L'OSS che opera in questo ambito contribuisce con l'osservazione quotidiana del comportamento, il sostegno alle attività di vita quotidiana, e un atteggiamento relazionale non giudicante, condizione indispensabile perché la persona assistita non percepisca, anche da parte di chi la assiste, la stessa stigmatizzazione che incontra nella società.